LO YOGA SUTRAS
Yogin con sei chakra, Kangra, fine del XVIII secolo
Gli Yoga Sūtra di Patanjali (circa 200 a.C.–400 d.C.): 196 aforismi, 4 capitoli
Di cosa si tratta: un trattato sistematico composto da 196 concisi aforismi (sutra) che codificano la teoria e la pratica dello Yoga, la scienza della coscienza, della concentrazione e della liberazione. Attribuito al saggio Patanjali, il testo è suddiviso in quattro libri: Samadhi Pada (sull’assorbimento meditativo), Sadhana Pada (sulla pratica), Vibhuti Pada (sui risultati soprannaturali) e Kaivalya Pada (sulla liberazione definitiva). Definisce lo Yoga come “la cessazione delle modificazioni della mente” (yogas citta-vrtti-nirodha) e presenta il sentiero a otto rami (Ashtanga): restrizioni etiche (Yama), osservanze (Niyama), postura (Asana), controllo del respiro (Pranayama), ritiro dei sensi (Pratyahara), concentrazione (Dharana), meditazione (Dhyana) e assorbimento (Samadhi).
Perché è importante: Gli Yoga Sutra costituiscono il manuale più sistematico di “tecnologia della coscienza” giunto fino a noi in qualsiasi tradizione. Laddove la Bhagavad Gita fornisce la teologia e l'etica della pratica spirituale, Patanjali ne fornisce la parte ingegneristica. Gli Sutra non sono speculazioni filosofiche; sono un manuale tecnico per lo sviluppo sistematico delle facoltà dell'anima. Ogni pratica di meditazione nel sistema Zevistico – attivazione dei chakra, circolazione dell’energia, esercizi di concentrazione, sviluppo astrale – opera secondo principi che Patanjali codificò due millenni fa. Egli non inventò queste tecniche; organizzò e sistematizzò un corpus di pratiche che era già antico ai suoi tempi.
Gli otto rami dello Yoga corrispondono strutturalmente alle fasi dell’ascesa teurgica descritte nelle tradizioni neoplatonica e caldea. I fondamenti etici (Yama e Niyama) corrispondono al requisito zevistico secondo cui la vita del praticante deve essere allineata con Ma’at prima di intraprendere la pratica avanzata. Il controllo del respiro (Pranayama) corrisponde all’uso di suoni sacri e schemi respiratori nel rituale teurgico. Il ritiro dei sensi (Pratyahara) corrisponde all'istruzione ermetica di «rivolgersi verso l'interno» e chiudere le porte della percezione alle distrazioni esterne. Le fasi della concentrazione (Dharana), della meditazione (Dhyana) e dell'assorbimento (Samadhi) corrispondono alle fasi ascendenti dell'unione teurgica descritte negli Oracoli Caldei: l'anima concentra progressivamente la propria consapevolezza fino a raggiungere il contatto diretto con la fonte divina.
Il Vibhuti Pada, il capitolo dedicato ai poteri soprannaturali (siddhi), è particolarmente significativo. Patanjali descrive, con precisione clinica, i poteri psichici che derivano dalla concentrazione avanzata: telepatia, chiaroveggenza, levitazione, conoscenza delle vite passate, padronanza degli elementi. Egli non li presenta come miracoli, ma come conseguenze naturali dello sviluppo sistematico della coscienza. Ciò è identico alla concezione zevista delle facoltà psichiche: esse non sono soprannaturali, ma capacità latenti naturali dell’anima che diventano operative attraverso una pratica disciplinata.
Cosa trarne: lo yoga è una scienza, non una religione; è una tecnica sistematica per lo sviluppo della coscienza. Il sentiero degli otto rami è l'equivalente strutturale dell'ascesa teurgica presente in ogni tradizione. L'allineamento etico è il prerequisito per la pratica avanzata. I risultati soprannaturali sono conseguenze naturali di un allenamento sistematico, non miracoli. La cessazione del rumore mentale è la porta d'accesso alla percezione diretta del divino. Patanjali insegna allo Zevista i meccanismi di ciò che la teologia descrive.
Yogas citta-vrtti-nirodha: lo yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente. Quando il rumore si placa, ciò che rimane è il divino. Patanjali non si limita a teorizzare su questo. Egli fornisce le istruzioni pratiche.