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[TRAD] Il Kojiki

THE KOJIKI

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Izanami e Izanagi Creando le isole Giapponesi, Kobayashi Eytaku, 1990

古事記, un racconto di antichi eventi, 712 a.c

Che cos’è: La più antica cronaca sopravvissuta del Giappone, compilata da Ō no Yasumaro dalla tradizione orale per ordine dell’imperatrice Gemmei. Narra la cosmogonia della tradizione shintoista: l’emersione spontanea dei primi Dèi (kami) dal caos primordiale, gli atti creativi della coppia divina Izanagi e Izanami, che agitano l’oceano cosmico con una lancia ingioiellata e generano le isole del Giappone e il pantheon degli Dèi, la discesa di Izanagi nel mondo sotterraneo di Yomi per recuperare la moglie morta, la purificazione di Izanagi al suo ritorno, dalla quale nascono le divinità supreme Amaterasu, Tsukuyomi e Susanoo, e la successiva storia sacra degli Dèi e della discendenza divina della casa imperiale giapponese. È scritto in un ibrido di giapponese arcaico e cinese classico, e le sue sezioni più antiche preservano una tradizione orale di immensa antichità.

Perché è importante: Il Kojiki dimostra che gli schemi teologici presenti in Egitto, Grecia, India e Mesopotamia sono presenti anche in una civiltà sviluppatasi in larga misura indipendentemente dall’influenza occidentale. L’emersione del cosmo dal caos, la coppia divina creatrice che genera il mondo, la discesa nel mondo sotterraneo, il viaggio di Izanagi a Yomi è strutturalmente identico alla discesa di Orfeo per Euridice e alla discesa di Ishtar a Irkalla —, la divinità solare suprema — Amaterasu, la Dea del Sole, corrisponde a Ra, Helios e Surya, sono schemi universali perché descrivono realtà universali. Il Kojiki conferma che l’antica teologia non è regionale. È planetaria.

La purificazione di Izanagi dopo il suo ritorno dal mondo sotterraneo è di particolare significato teologico. Dopo essere entrato nel regno della morte e della decomposizione, Izanagi compie il misogi, la purificazione rituale mediante l’acqua, e da questo atto di purificazione nascono i tre kami più importanti: Amaterasu, il Sole, dal lavaggio del suo occhio sinistro; Tsukuyomi, la Luna, dal suo occhio destro; e Susanoo, la Tempesta, dal suo naso. L’insegnamento è preciso: le più grandi potenze divine non emergono da un atto di creazione nel senso comune, ma da un atto di purificazione dopo il contatto con la morte. L’anima che discende, affronta il mondo sotterraneo e si purifica al ritorno genera un nuovo potere divino. Questo è lo schema iniziatico della Discesa di Ishtar, della Nekuia dell’Odissea e dei Misteri Eleusini, confermato all’estremità orientale del mondo da una tradizione che non ebbe contatto con nessuna di esse.

Cosa trarne: Il divino è nel mondo naturale, non al di sopra di esso né in opposizione a esso. I kami dimorano nel paesaggio: nelle montagne, nei fiumi, negli alberi, nelle cascate e nelle pietre. La purificazione harae/misogi, è il fondamento della pratica spirituale, corrispondente alla Ma’at egizia e alla katharsis greca. Il cosmo è generato da coppie creative divine, non da un creatore solitario. La discesa nel mondo sotterraneo e il ritorno sono il modello iniziatico universale. La stessa teologia, gli stessi schemi, le stesse verità confermate dall’Oriente.

Izanagi discese nella terra dei morti. Ritornò. Si purificò nell’acqua corrente. E da quella purificazione nacque il Sole. Il Kojiki conferma, dall’Estremo Oriente, ciò che Egitto, Grecia e India dichiararono: l’anima che affronta la morte e purifica se stessa genera luce.
 

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