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[Trad] IL FUDOKI


IL FUDOKI



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Veduta di Ama-no-Hashidate, Sesshū Tōyō, 1501 circa

風土記 Registrazioni del vento e della terra (713–733 d.C.)


Di cosa si tratta: una serie di dizionari geografici provinciali commissionati dall’imperatrice Gemmei nel 713 d.C., l’anno successivo al completamento del *Kojiki*. A ciascuna provincia fu ordinato di redigere una documentazione sulla propria geografia locale, sulle risorse naturali, sull’etimologia dei toponimi e, soprattutto, sui miti e sulle leggende locali associati a specifiche caratteristiche del paesaggio. Solo l'Izumo Fudoki è sopravvissuto completo; gli Hitachi, Harima, Bungo e Hizen Fudoki sono sopravvissuti in frammenti sostanziali. Il resto è noto solo attraverso citazioni in opere successive.

Perché è importante: I Fudoki sono un fenomeno unico nella letteratura religiosa mondiale. Rappresentano una geografia sacra, la cui documentazione indica in quale montagna, in quale fiume, in quale foresta e in quale pietra dimorano i kami. Essi riportano i miti specifici che spiegano perché una determinata collina sia sacra, perché una determinata sorgente abbia potere curativo, perché un determinato albero non debba essere abbattuto. Sono la prova, conservata nei documenti ufficiali del governo, che la concezione shintoista del divino non è astratta ma topografica: i kami non sono “lassù” in un paradiso trascendente. Sono qui, in questa montagna, in questo fiume, in questo boschetto. Il divino è locale, specifico e radicato nel paesaggio fisico.

Questo concetto è sostanzialmente identico alla concezione egizia secondo cui determinati nomi (province) erano governati da divinità specifiche, determinati templi costituivano la dimora fisica di specifiche forze divine e il paesaggio stesso era sacro. Esso corrisponde alla concezione greca delle ninfe nelle sorgenti, delle driadi negli alberi e delle divinità su determinate cime montuose (Zeus sull’Olimpo, Apollo a Delfi, Atena sull’Acropoli). I Fudoki confermano che la concezione pagana del paesaggio sacro, diffusa in tutto il mondo, non è una superstizione animistica (l'etichetta sprezzante dei moderni), ma un preciso sistema teologico in cui il mondo materiale è riconosciuto come dimora del divino. Lo Zevista che legge i Fudoki comprende ciò che la modernità ha dimenticato: la terra non è materia morta. È abitata, animata e sacra.

Cosa trarne: Il divino non è trascendente e distante; è immanente e locale. Divinità specifiche dimorano in luoghi specifici. Il paesaggio è un testo teologico. La geografia sacra è un principio universale, confermato in Giappone come in Egitto, Grecia e India. I Fudoki insegnano allo Zevista a guardare il mondo fisico con gli occhi di un sacerdote: ogni montagna è un potenziale tempio, ogni fiume un potenziale santuario, ogni albero secolare una possibile dimora del divino.


Il Fudoki riporta quali dei abitano quali montagne, quali fiumi, quali boschetti. Questo non è animismo. È teologia. Il la terra non è morta. È abitata dal divino. I Fudoki confermano dall'Oriente ciò che ogni zevista sa: il cosmo è vivo.
 

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