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[Trad] Il Libro dei Morti

SaqqaraNox [NG]

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THE BOOK OF THE DEAD
Sommo Sacerdote Zevios Metathronos


IL LIBRO DEI MORTI

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Pesatura del Cuore, Papiro di Ani, ca. 1250 a.E.V.

Il Libro dell’Uscire al Giorno (ca. 1550–1070 a.E.V., basato su fonti molto più antiche)

Di cosa si tratta: una raccolta di circa 200 inni, preghiere e istruzioni scritte su papiro e poste nel sarcofago assieme al defunto per guidare l’anima attraverso la Duat (l’oltretomba egizio/regno dell’aldilà) e verso la presenza eterna di Osiride e degli Dèi. Il comunemente usato titolo “Libro dei Morti” è una denominazione moderna impropria. Il titolo egizio è Pert em Heru: “Il Libro dell’Uscire al Giorno”. Lo Yehubor ha distorto sia i contenuti sia persino il titolo; da un libro su come sopravvivere nell’aldilà a un libro sulla morte. Non è un libro sulla morte. È un libro sull’emergere, sul passaggio dell’anima attraverso l’oscurità della dissoluzione e sul suo trionfante ritorno nella luce. Le formule variano da copia a copia; non vi sono due papiri identici, poiché ciascuno veniva personalizzato per il singolo defunto. La sezione più famosa è la Formula 125: la Pesatura del Cuore, in cui il defunto si presenta davanti alla bilancia di Ma’at, dichiara la propria innocenza rispetto a quarantadue peccati specifici (la Confessione Negativa), e il suo cuore viene pesato con la piuma di Ma’at da Anubis, mentre Thoth registra il risultato e Ammit la Divoratrice attende di consumare coloro che falliscono.

Perché è importante: il Libro dell’Uscire al Giorno è il testo fondamentale di tutta l’escatologia occidentale. Ogni successiva tradizione riguardante l’aldilà — il Giudizio finale cristiano, il mīzān islamico (la bilancia del giudizio), la katabasis greca — deriva, direttamente o indirettamente, dal modello egizio qui codificato. Ma l’originale egizio è più ricco, più preciso e più onesto di qualsiasi sua derivazione, perché non si basa sulla misericordia arbitraria di un unico Dio. Il giudizio è strutturale, non personale. Ma’at non è uno stato d’animo del divino; è la legge stessa del cosmo. Il cuore viene pesato contro una piuma, contro la verità, contro la proporzione, contro l’ordine cosmico. Non vi è intercessione. Non vi è perdono ottenuto attraverso la fede. Vi è soltanto il peso di ciò che hai fatto e di ciò che sei.

La Confessione Negativa (Formula 125) è il più antico codice etico sopravvissuto nella storia dell’umanità e precede di un millennio i Dieci comandamenti. Il defunto dichiara il sistema etico di Ma’at. Il sistema etico non si basa su comandamenti imposti dall’alto; si basa su una dichiarazione di allineamento con Ma’at. L’anima non dice: “Tu mi hai detto di non uccidere e io ho obbedito”. L’anima dice: “Non ho ucciso”, assumendosi la responsabilità, dichiarando la propria natura, e presentandosi davanti alla bilancia forte della propria condotta. Questa è la differenza tra l’etica zevista e l’etica yehuborica nella sua forma più pura: la prima richiede che tu renda conto di te stesso; la seconda richiede che tu obbedisca senza ragione.

Per lo Zevista, il Libro dell’Uscire al Giorno non è una curiosità storica. È il manuale operativo del viaggio post-mortem dell’anima, la mappa più dettagliata sopravvissuta del territorio che ogni anima deve attraversare dopo la morte del corpo. Le formule non sono incantesimi nel senso superstizioso del termine; sono istruzioni per affrontare sfide specifiche, riconoscere guardiani specifici e pronunciare verità specifiche presso porte specifiche. Sono l’equivalente egizio del Bardo Thodol tibetano: una guida per i morti, composta da coloro che comprendevano l’architettura di ciò che si trova oltre.

Cosa trarne: l’anima non è giudicata dalla fede, ma dalla condotta. Ma’at è il criterio, e il criterio è strutturale, non arbitrario. La Confessione Negativa è il più antico codice etico della Terra e il modello dell’esame morale di sé in ambito zevistico. L’aldilà non è una ricompensa né una punizione; è una continuazione del viaggio dell’anima, percorribile attraverso conoscenza, preparazione e allineamento con la verità. Ammit divora coloro che hanno vissuto nell’Izet. La piuma non mente. La bilancia non negozia.

Il cuore viene posto su un piatto. La piuma di Ma’at sull’altro. Non vi è avvocato. Non vi è intercessore. Non vi è perdono acquistato. Vi è soltanto ciò che sei, pesato contro ciò che è vero. Questo è il giudizio per cui ogni Zevista si prepara non dopo la morte, ma ogni giorno.​
 

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