SaqqaraNox [NG]
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The Descent of Ishtar
La discesa di Ishtar
Vaso di Ishtar, rilievo in terracotta, Museo del Louvre
Ishtar ina Ertseti, la discesa di Ishtar nella Terra del Non Ritorno (c. 1900–1600 a.E.V., originale sumero più antico)
Di cosa si tratta: un poema mitologico mesopotamico che narra la discesa di Ishtar (sumero: Inanna), Dea dell’amore, della guerra e della sovranità, nell’Oltretomba (Kur/Ertseti/Irkalla), governato da sua sorella Ereshkigal. Presso ciascuno dei sette cancelli dell’Oltretomba, Ishtar viene privata di un elemento delle sue insegne divine la sua corona, i suoi gioielli, le sue vesti, i suoi poteri finché giunge al cospetto di Ereshkigal nuda e priva di potere. Ella viene uccisa e appesa a un gancio. Il mondo superiore appassisce: senza Ishtar, nessun amore, nessuna fertilità, nessun desiderio, nessuna procreazione. Gli Dèi intervengono; Ishtar viene riportata in vita e risale, riacquisendo le sue vesti e i suoi poteri a ciascuna porta. Ma un sostituto deve rimanere sotto: il suo consorte Dumuzi (Tammuz), che trascorrerà metà dell’anno nell’Oltretomba.
Perché è importante: la Discesa di Ishtar è il più antico e completo racconto iniziatico sopravvissuto. È il modello per ogni successiva storia di morte e rinascita: Osiride nella Duat, Persefone nell’Ade, Orfeo che discende per Euridice, Cristo nel sepolcro. Ma, a differenza della versione abramitica, l’originale mesopotamico non pretende che la discesa sia un sacrificio volontario per i peccati altrui. Ishtar discende perché lo sceglie, per sovranità, non per servitù. Discende per confrontarsi con la morte stessa, per entrare nell’unico dominio che perfino gli Dèi temono e per fare ritorno con la conoscenza che solo i morti possiedono.
La spoliazione presso i sette cancelli è il nucleo teologico: per entrare nella realtà più profonda, devi spogliarti di ogni segno esterno di identità, di ogni titolo, di ogni ornamento, di ogni potere, di ogni protezione. L’iniziato entra nel santuario interiore come ella è entrata nel mondo: nuda. Questa non è umiliazione; è purificazione. È lo stesso principio che sta alla base di ogni autentica tradizione iniziatica: non puoi portare la tua persona al cospetto dell’assoluto. L’ego deve essere smontato prima che l’anima possa incontrare la verità. I sette cancelli corrispondono alle sette sfere planetarie, ai sette chakra, ai sette stadi della dissoluzione alchemica. Il modello è universale perché il processo è universale: l’anima che vuole conoscere la verità più profonda deve prima essere spogliata di tutto ciò che crede di sapere.
La resurrezione di Ishtar è altrettanto significativa. Non sfugge alla morte; la attraversa e ritorna. Il cosmo non può funzionare senza di lei, senza desiderio, senza bellezza, senza la forza erotica che guida la creazione, il mondo diventa sterile. Questo insegna che il femminile divino non è ornamentale; è strutturalmente necessario. Senza Ishtar, il cosmo muore. La sua resurrezione non è un miracolo ma una necessità cosmica.
Cosa trarne: l’iniziazione richiede lo spogliarsi di ogni identità esterna. L’anima deve discendere prima di poter ascendere. I sette cancelli sono i sette stadi di purificazione. Il femminile divino è strutturalmente necessario al cosmo: senza di esso, la creazione cessa. La morte non è la fine ma un passaggio, e il passaggio trasforma colui che lo attraversa. La Discesa di Ishtar è il modello iniziatico che ogni Zevista riconosce in ogni tradizione misterica.
La discesa di Ishtar
Vaso di Ishtar, rilievo in terracotta, Museo del Louvre
Ishtar ina Ertseti, la discesa di Ishtar nella Terra del Non Ritorno (c. 1900–1600 a.E.V., originale sumero più antico)
Di cosa si tratta: un poema mitologico mesopotamico che narra la discesa di Ishtar (sumero: Inanna), Dea dell’amore, della guerra e della sovranità, nell’Oltretomba (Kur/Ertseti/Irkalla), governato da sua sorella Ereshkigal. Presso ciascuno dei sette cancelli dell’Oltretomba, Ishtar viene privata di un elemento delle sue insegne divine la sua corona, i suoi gioielli, le sue vesti, i suoi poteri finché giunge al cospetto di Ereshkigal nuda e priva di potere. Ella viene uccisa e appesa a un gancio. Il mondo superiore appassisce: senza Ishtar, nessun amore, nessuna fertilità, nessun desiderio, nessuna procreazione. Gli Dèi intervengono; Ishtar viene riportata in vita e risale, riacquisendo le sue vesti e i suoi poteri a ciascuna porta. Ma un sostituto deve rimanere sotto: il suo consorte Dumuzi (Tammuz), che trascorrerà metà dell’anno nell’Oltretomba.
Perché è importante: la Discesa di Ishtar è il più antico e completo racconto iniziatico sopravvissuto. È il modello per ogni successiva storia di morte e rinascita: Osiride nella Duat, Persefone nell’Ade, Orfeo che discende per Euridice, Cristo nel sepolcro. Ma, a differenza della versione abramitica, l’originale mesopotamico non pretende che la discesa sia un sacrificio volontario per i peccati altrui. Ishtar discende perché lo sceglie, per sovranità, non per servitù. Discende per confrontarsi con la morte stessa, per entrare nell’unico dominio che perfino gli Dèi temono e per fare ritorno con la conoscenza che solo i morti possiedono.
La spoliazione presso i sette cancelli è il nucleo teologico: per entrare nella realtà più profonda, devi spogliarti di ogni segno esterno di identità, di ogni titolo, di ogni ornamento, di ogni potere, di ogni protezione. L’iniziato entra nel santuario interiore come ella è entrata nel mondo: nuda. Questa non è umiliazione; è purificazione. È lo stesso principio che sta alla base di ogni autentica tradizione iniziatica: non puoi portare la tua persona al cospetto dell’assoluto. L’ego deve essere smontato prima che l’anima possa incontrare la verità. I sette cancelli corrispondono alle sette sfere planetarie, ai sette chakra, ai sette stadi della dissoluzione alchemica. Il modello è universale perché il processo è universale: l’anima che vuole conoscere la verità più profonda deve prima essere spogliata di tutto ciò che crede di sapere.
La resurrezione di Ishtar è altrettanto significativa. Non sfugge alla morte; la attraversa e ritorna. Il cosmo non può funzionare senza di lei, senza desiderio, senza bellezza, senza la forza erotica che guida la creazione, il mondo diventa sterile. Questo insegna che il femminile divino non è ornamentale; è strutturalmente necessario. Senza Ishtar, il cosmo muore. La sua resurrezione non è un miracolo ma una necessità cosmica.
Cosa trarne: l’iniziazione richiede lo spogliarsi di ogni identità esterna. L’anima deve discendere prima di poter ascendere. I sette cancelli sono i sette stadi di purificazione. Il femminile divino è strutturalmente necessario al cosmo: senza di esso, la creazione cessa. La morte non è la fine ma un passaggio, e il passaggio trasforma colui che lo attraversa. La Discesa di Ishtar è il modello iniziatico che ogni Zevista riconosce in ogni tradizione misterica.
A ogni cancello venne spogliata. Al settimo si trovò nuda davanti alla morte. E fece ritorno. La Discesa di Ishtar è il più antico racconto iniziatico sulla Terra: l’anima che entra nell’Oltretomba e ritorna non è la stessa che vi era entrata. È qualcosa di più.