SaqqaraNox [NG]
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ON ISIS AND OSIRIS
Su Iside e Osiride
Iside che allatta Horus, bronzo egizio, 600–30 a.E.V.
Plutarco (Πλούταρχος), De Iside et Osiride (circa 100 E.V.)
Di cosa si tratta: un trattato del filosofo greco e sacerdote di Apollo a Delfi, Plutarco, indirizzato alla sacerdotessa Clea a Delfi, che fornisce il resoconto greco più completo giunto fino a noi del mito egizio di Iside e Osiride: l’uccisione di Osiride da parte di Seth, la ricerca e il lutto di Iside, la resurrezione di Osiride nella Duat e il trionfo di Horus. Plutarco fornisce poi un’ampia interpretazione filosofica, sostenendo che i miti egizi racchiudono le stesse verità della tradizione filosofica greca: la lotta tra ordine e disordine, l’immortalità dell’anima e il governo provvidenziale del cosmo da parte degli Dèi.
Perché è importante: questo testo è il ponte tra le tradizioni teologiche egizia e greca, la prova, da parte di un filosofo-sacerdote pagano praticante, che i due sistemi non sono teologie rivali, ma espressioni parallele della stessa realtà divina. Plutarco identifica esplicitamente Osiride con Dioniso, Iside con Demetra e Set-Tifone con il principio del disordine. Egli dimostra che l’iniziazione ai Misteri di Iside e l’iniziazione ai Misteri di Eleusi conducono allo stesso punto: l’incontro diretto con la natura divina dell’anima e con la sua capacità di immortalità. Per lo Zevista, questo è un testo fondamentale perché stabilisce il principio che lo Zevismo stesso incarna: la teologia degli Dèi è un’unica teologia, espressa attraverso molte civiltà, e il compito dello Zevista è riconoscere l’unità che si cela sotto la diversità dei nomi.
Il metodo filosofico di Plutarco è di per sé istruttivo. Egli non respinge i miti egizi come barbari o primitivi, come facevano molti Greci della sua epoca. Né li accetta alla lettera. Li interpreta come un filosofo-sacerdote: estraendo il contenuto teologico, individuando le corrispondenze con il pensiero greco e dimostrando che le differenze apparenti tra le tradizioni sono differenze di linguaggio, non di sostanza. Questo è esattamente il modo in cui lo Zevista legge ogni testo di questa raccolta.
Cosa trarne: le teologie egizia e greca sono un’unica teologia. Osiride è Dioniso. Iside è Demetra. Seth svolge un ruolo in questo, mostrando cosa significhi l’Izfet, mentre Horus è il principio della Ma’at ristabilita. I Misteri di ogni tradizione conducono alla stessa rivelazione: l’anima è divina e immortale, e il suo ritorno agli dèi è lo scopo dell’esistenza. Plutarco insegna allo Zevista a leggere attraverso le civiltà con lo sguardo di un sacerdote, non di un turista.
Su Iside e Osiride
Iside che allatta Horus, bronzo egizio, 600–30 a.E.V.
Plutarco (Πλούταρχος), De Iside et Osiride (circa 100 E.V.)
Di cosa si tratta: un trattato del filosofo greco e sacerdote di Apollo a Delfi, Plutarco, indirizzato alla sacerdotessa Clea a Delfi, che fornisce il resoconto greco più completo giunto fino a noi del mito egizio di Iside e Osiride: l’uccisione di Osiride da parte di Seth, la ricerca e il lutto di Iside, la resurrezione di Osiride nella Duat e il trionfo di Horus. Plutarco fornisce poi un’ampia interpretazione filosofica, sostenendo che i miti egizi racchiudono le stesse verità della tradizione filosofica greca: la lotta tra ordine e disordine, l’immortalità dell’anima e il governo provvidenziale del cosmo da parte degli Dèi.
Perché è importante: questo testo è il ponte tra le tradizioni teologiche egizia e greca, la prova, da parte di un filosofo-sacerdote pagano praticante, che i due sistemi non sono teologie rivali, ma espressioni parallele della stessa realtà divina. Plutarco identifica esplicitamente Osiride con Dioniso, Iside con Demetra e Set-Tifone con il principio del disordine. Egli dimostra che l’iniziazione ai Misteri di Iside e l’iniziazione ai Misteri di Eleusi conducono allo stesso punto: l’incontro diretto con la natura divina dell’anima e con la sua capacità di immortalità. Per lo Zevista, questo è un testo fondamentale perché stabilisce il principio che lo Zevismo stesso incarna: la teologia degli Dèi è un’unica teologia, espressa attraverso molte civiltà, e il compito dello Zevista è riconoscere l’unità che si cela sotto la diversità dei nomi.
Il metodo filosofico di Plutarco è di per sé istruttivo. Egli non respinge i miti egizi come barbari o primitivi, come facevano molti Greci della sua epoca. Né li accetta alla lettera. Li interpreta come un filosofo-sacerdote: estraendo il contenuto teologico, individuando le corrispondenze con il pensiero greco e dimostrando che le differenze apparenti tra le tradizioni sono differenze di linguaggio, non di sostanza. Questo è esattamente il modo in cui lo Zevista legge ogni testo di questa raccolta.
Cosa trarne: le teologie egizia e greca sono un’unica teologia. Osiride è Dioniso. Iside è Demetra. Seth svolge un ruolo in questo, mostrando cosa significhi l’Izfet, mentre Horus è il principio della Ma’at ristabilita. I Misteri di ogni tradizione conducono alla stessa rivelazione: l’anima è divina e immortale, e il suo ritorno agli dèi è lo scopo dell’esistenza. Plutarco insegna allo Zevista a leggere attraverso le civiltà con lo sguardo di un sacerdote, non di un turista.
Plutarco, Sacerdote di Apollo, dimostra ciò che lo Zevismo afferma: gli Dèi dell’Egitto e gli Dèi della Grecia sono uno e gli stessi. I nomi sono vesti. La realtà divina che si cela sotto di essi è immutabile, eterna e universale.