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[Trad] «ὁμοίωσις θεῷ»: Diventare un Dio

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Sommo Sacerdote Zevios Metathronos

10 settembre 2026


«ὁμοίωσις θεῷ»: Diventare un Dio

Molte persone si stanno interessando alla modernità puerile e ad altre fonti di informazione scadenti sugli Dèi, o potrebbero sostenere, ad esempio, la posizione centrale del Tempio di Zeus nel promuovere la Divinità, o piuttosto obiettare che queste cose «moderne» significhino qualcosa o che siano «originali». Ho qualcosa da riferire a tutti voi.

L'idea della Divinità non è nuova, inventata di recente, e non è certamente un'idea reazionaria rispetto alla diffusa dottrina abramitica. Se mai, in effetti, le reazioni sono espressioni conseguenti della sua mancanza; coloro che sono stati lasciati in miseria da questi divieti, anelano ad un ritorno.

La domanda è: tornare dove? È qui che l’idea centrale del percorso degli Dèi si erge chiaramente come lo scopo dell’uomo.

«Diventare come gli Dèi» non è qualcosa di inventato, moderno, né concettualmente riconducibile a niente di meno che il cuore stesso degli Dèi. La spiegazione divulgata del motivo per cui «l’uomo fu cacciato dall’Eden» indicava come causa proprio ciò che era il vero scopo dell’antico sistema spirituale.

«ὁμοίωσις θεῷ κατὰ τὸ δυνατόν· ὁμοίωσις δὲ δίκαιον καὶ ὅσιον μετὰ φρονήσεως γενέσθαι». Teeteto, 176b.

Platone ci dice letteralmente, qui sopra, nel V secolo a.E.V. (alcuni sostengono, molto prima), quale sia il punto di tutte le discipline spirituali e divine. Diventare un Dio. Non esiste «l'umanità non può connettersi al Divino», non esiste «l'Uomo è separato da Dio» e non esiste «L'Altissimo esiste da qualche parte tra le nuvole e l'uomo non può raggiungerlo», non esistono né queste falsità né questi capisaldi che emergono successivamente in ambito religioso. L'affermazione è esplicita.

L'imperativo ultimo dell'antico percorso degli Dèi era, in effetti, che si diventasse in essenza come loro. Questo è lo scopo esplicito.

È l’esatto opposto di ciò che avrebbe detto successivamente il cristianesimo. Per esempio, nella Genesi, diventare «Dio» viene presentato come qualcosa di proibito e non etico, e poi si invoca un punitore per coloro che tentano di diventare Dèi; essi vengono scacciati dal «Giardino dell’Eden», maledetti e anatemizzati perché hanno mangiato dall’Albero della Conoscenza del Bene e del Male (proprio ciò a cui Platone, prima che questa dottrina esistesse, esortava le persone a dedicarsi).

In questo folclore ebraico, esiste una forte proibizione al riguardo, e tentarlo è considerato un atto malvagio. Nella concezione platonica e antica, invece, non solo non è malvagio, ma è anzi l’esito desiderato per l’umanità. Storicamente, l’inversione rispetto al diventare come gli Dèi, che fu poi «popolarizzata», ha inizio con questa concezione proibitiva; da questo momento l’uomo non deve più diventare come gli Dèi e questa proibizione diventa l'ambiente ristretto in cui l’uomo dimora.

Dove Platone dice «diventa come gli Dèi e sii come loro», i sistemi di credenze successivi arrivano a dire «non osare nemmeno prendere in considerazione quel pensiero».

Quindi abbiamo due opzioni qui: i manuali originali e gli scopi originali, oppure i manuali proibitivi per il controllo delle masse e le reazioni degli ignoranti ad essi. Delle due, chi è saggio sceglierà la prima: l'originale.

L'origine di questa proibizione per l'uomo risiede nelle prime concezioni dell'ebraismo e in queste dottrine, così come in tutte le «reazioni» a essa, generate successivamente. Per avvicinarsi all'originale, si deve andare oltre queste dottrine. Solo allora si potrà vedere lo scopo ed il percorso chiaramente.

Per quanto riguarda l'universo reale, Platone spiega esplicitamente quale sia lo scopo di questo percorso, che è applicabile, percorribile, possibile e persino destinato a essere seguito dalle anime divine.

Questo percorso è letteralmente diventare come Dio e nella sua stessa essenza (ὁμοίωσις). Questo significa che ogni individuo ha questa capacità dentro di sé e deve essere sbloccata e riportata in vita. Le dottrine successive annacquano questa parola, chiamandola «somiglianza», «immagine» e altre parole più deboli (di similarità visiva) per indebolirla e definiscono anche questo processo come un «peccato supremo». L'uomo è eternamente bloccato in uno stato di schiavitù attraverso questa concezione; e se egli è qualcosa, è solo un'«immagine».

Molto prima che comparisse il concetto di «Κατ εικόνα και κατ'ομοίωση» («ad immagine e somiglianza»), Platone aveva già formulato un principio che può facilmente richiamare ciò che in seguito sarebbe rimasto come un semplice retaggio culturale: l’idea che l’uomo assomigli a Dio. Di quell’idea, però, fu conservato solo il guscio, senza l’essenza, cioè senza la possibilità di diventare realmente simile a Lui, e il cammino per diventarlo fu trasformato in un percorso esistenziale da punire.

Quanto sopra è Yehuborismo da manuale. Per approfondire questo argomento:

La parola ὁμοίωσις in greco antico significa letteralmente, per l'uomo, trasmutare la sua essenza in Essenza Divina. Platone la definisce possibile e ambita, non come un teorema.

Inoltre, Platone — che è un esperto e che, come ammettono esplicitamente le fonti del mondo antico, era riconosciuto come il figlio del Dio Apollo — si spinge oltre e spiega come quel processo avrebbe avuto luogo. Diventare «come gli Dèi» implica dunque il raggiungimento di Φρόνησις (l'equilibrio degli impulsi che conduce ad una saggezza superiore), la purezza dell'anima (όσιον) e la giustizia (sia sul piano comportamentale che su quello energetico). Platone, inoltre, lascia intendere che una persona raggiungerà questo fine nei limiti del possibile, o che dovrebbe, o vorrebbe, raggiungerlo (κατά το δυνατόν), e che si deve tendere a tale fine con tutte le proprie forze.

Quanto alla questione di come ciò avvenga, lo Zevismo rappresenta il percorso e il sistema completo per raggiungere tale fine. Mentre altri lo imitano solo a parole, lo Zevismo è in realtà quel percorso applicabile in senso letterale a questo fine molto specifico.

La sua dimensione interiore è ciò che il Tempio insegna come meditazione (δυνατόν: la capacità). Il suo modello comportamentale si basa sulle etiche dello Zevismo (Φρόνησις e giustizia). La sua dimensione esistenziale è la vita al servizio di quel fine, che conduce alle più grandi opere dell'uomo (ὁμοίωσις θεῷ). La connessione tra queste materie e gli Dèi è la Teurgia (Σοφία, Θεουργία, Connettere la tua intelligenza alla loro).

Ricorda sempre: questo è l'obiettivo centrale dello Zevismo e del percorso dello Zevista. L'elevazione dell'umanità al più alto livello di esistenza con gli Dèi.

-AFHP

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