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[Trad]Il Norito

fuoco blu 666

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Preghiere rituali della tradizione shintoista (compilate a Engishiki, 927 d.C.; che registrano una liturgia molto più antica)

Che cosa sono: Le preghiere liturgiche ufficiali dello Shintoismo, conservate nell'Engishiki (Procedure dell'era Engi), un compendio di regolamenti cerimoniali del X secolo. I Norito sono le parole pronunciate dai sacerdoti durante le grandi cerimonie di purificazione (Oharae), le feste del raccolto (Niiname-sai) e altri rituali di stato. Le due più importanti sono l'Ōharae no Kotoba (Grande Preghiera di Purificazione), recitata due volte l'anno per purificare l'intera nazione dall'inquinamento accumulato (tsumi/kegare), e il Norito per il Toshigoi no Matsuri (Preghiera per il Raccolto), che invoca i kami dei campi, dei fiumi e dei venti per l'abbondanza agricola. Sono composte in giapponese arcaico e seguono una struttura formulare di invocazione, narrazione, supplica e conclusione.

Perché è importante: i Norito sono per lo Shintoismo ciò che gli Inni Orfici sono per la tradizione ellenica: il nucleo liturgico, le parole pronunciate in presenza degli Dei durante il culto formale. Sono istruzioni operative per la comunione con i kami, e la loro struttura rivela gli stessi principi che si ritrovano in ogni autentica tradizione liturgica: la denominazione del Dio per epiteto e dominio, la recitazione delle sue azioni e dei suoi attributi, la dichiarazione dell'intenzione del fedele e la richiesta di benedizione. Il principio di purezza rituale (harae) che sottende i Norito è identico nella funzione al concetto egizio di Ma'at come precondizione per avvicinarsi al divino: non ci si può presentare al cospetto degli Dei in uno stato di disordine. L'anima deve essere purificata prima di poter ricevere.

La Grande Preghiera di Purificazione è teologicamente straordinaria. Descrive come i peccati e le impurità accumulate della nazione vengano raccolti, trasportati a valle attraverso i fiumi fino al mare, e lì consumati da una catena di esseri divini: Seoritsu-hime (la Dea delle rapide che li trascina verso il mare), Hayaakitsu-hime (la Dea che li inghiotte nell'oceano aperto), Ibukido-nushi (il Dio che li soffia negli inferi) e Hayasasura-hime (la Dea che li disperde negli inferi in modo così completo da farli cessare di esistere). Non si tratta di una metafora. È una descrizione teologica sistematica del meccanismo di purificazione cosmica, il processo mediante il quale Izfet viene identificato, raccolto, trasmesso attraverso una catena di agenti divini e dissolto nel non-essere. Lo Zevista riconosce in questo la stessa teologia operativa che sottende i rituali di purificazione egizi, la catarsi greca e la purificazione teurgica descritta negli Oracoli Caldei.

Cosa trarne: La preghiera liturgica è operativa, non decorativa. Le parole pronunciate nel rituale sono tecnologie di purificazione. L'inquinamento spirituale accumulato deve essere sistematicamente identificato, raccolto e dissolto attraverso l'intervento divino. I Norito insegnano agli Zevisti che il meccanismo di purificazione è lo stesso in Giappone come in Egitto, Grecia e Babilonia: il cosmo fornisce una catena di agenti divini la cui funzione è la dissoluzione di Izfet. Il ruolo del praticante è quello di invocare correttamente questa catena.

I Norito sono gli inni orfici giapponesi: le parole pronunciate in presenza degli Dei durante il culto formale. Non sono poesia. Sono tecnologia. Il meccanismo di purificazione che descrivono è identico a quello di ogni altra tradizione autentica: Izfet viene raccolto, trasmesso e dissolto dagli Dei.
 

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