La convergenza di catastrofi e la fine violenta della civiltà attuale possono essere dedotte dall'osservazione di diversi fenomeni, come abbiamo appena fatto. Sarebbe disonesto, tuttavia, non menzionare che diverse tradizioni, dai druidi ai tibetani, passando per l'India, sembrano aver previsto un crollo simile che colpirà tutta l'umanità e che si è già visto in passato, senza essere menzionato nella storia ufficiale.
In tutte le tradizioni antiche, ritorna l'idea che l'umanità conosca epoche successive, punteggiate da catastrofi, ma quella che stiamo per sperimentare sarà la più grande.
Alain Daniélou, lo studioso di tradizioni indiane,in Le destin du monde d'après la tradition shivaïte, scrive: “Secondo la tradizione shaivita, da quando il mondo è abitabile, sono già esistite diverse specie umane. Ognuna di esse ha avuto il suo periodo di gloria, di sviluppo tecnologico, conoscenza, poi il declino, e ha trovato la sua fine in un cataclisma. Noi apparteniamo alla settima specie. La Terra ha già conosciuto sei specie umane successive che sono scomparse, lasciando a quella successiva alcune tracce della loro conoscenza e talvolta il ricordo della loro gloria.
Dopo la fine della specie attuale, in altre sette occasioni la Terra conoscerà la specie umana, o specie simili, prima di diventare inabitabile. Tutte le specie viventi si sviluppano come entità, come individui. Hanno la loro gestazione, l'infanzia, l'adolescenza, la maturità e il declino”. Daniélou distingue chiaramente tra le specie umane che si susseguono e le civiltà successive che ciascuna conosce nel proprio cuore. Egli ritiene di aver decifrato nelle narrazioni sacre dei Purana[240] la descrizione della fine di una razza umana che ha preceduto la nostra, quella degli Assour, 60.000 anni fa, che presenta una sorprendente somiglianza con quello che la tradizione shaivista chiama il Kali Yuga, cioè l'Età Oscura in cui siamo entrati e che si concluderà con la fase finale dell'attuale razza umana. Non sfuggiremo alla legge dei cicli. La visione lineare e ascendente della storia umana che la modernità possiede, ereditata dal cristianesimo, non ha ragione di esistere.
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Daniélou, trascrivendo fedelmente i testi sacri degli Shiva, dei Vishnu e dei Linga Purana, fornisce una narrazione della fine degli Assour che ha una strana somiglianza con quella che potrebbe essere la nostra fine, soprattutto per quanto riguarda le cause morali del declino.
Un falso dio (Aryat, o “distruttore delle persone pie”) inizia “condannando le caste e i doveri delle diverse età della vita”. L'egualitarismo e la non violenza sono imposti ovunque. La non violenza viene interpretata come divieto di opporsi agli invasori. Il declino di questa potente permutazione della razza umana è iniziato in questo modo, secondo questo testo, che è anche una previsione di ciò che accadrà di nuovo: “Il numero dei principi e dei contadini diminuisce gradualmente. Le classi lavoratrici vogliono assumere il potere reale e condividere le conoscenze, le feste e i letti dei vecchi principi. La maggior parte dei nuovi capi è di origine operaia. Essi danno la caccia ai sacerdoti e ai detentori del sapere”. Così ovunque la funzione economica e mercantile si sostituisce a quella spirituale.
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Il testo sacro racconta poi che, quando venne a conoscenza di questa orribile decadenza della razza umana degli Assour, il dio Shiva utilizzò un’“arma di fuoco” che distrusse ogni forma di vita. I sopravvissuti, secondo il mito, fuggirono nel “mondo Mahar”, cioè il mondo extraterrestre. Successivamente, tornarono sulla Terra, dopo aver conservato in segreto alcuni elementi della saggezza degli Assour, prima di trasmetterli a una nuova razza umana. . . Oggi stiamo rivivendo esattamente la stessa fine del ciclo. Tutto questo accadde 60.000 anni fa.
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Pierre-Émile Blairon, discepolo di Daniélou e di Eliade e direttore di una rivista tradizionalista molto seria, Roquefavour, dubita della veridicità della storia ufficiale e dell'archeologia che la sostiene: Alain Daniélou prende sul serio l'ipotesi di tutti gli onesti esperti di civiltà antiche, ossia che non è molto probabile, da quando l'uomo abita il nostro pianeta, che si debba accettare la tesi lineare di una razza umana unica, le cui origini archeologi, antropologi ed etnologi non smettono di spingere indietro nel tempo, senza trarne le conseguenze. Vale a dire che le tesi ufficiali, nel loro frenetico dogmatismo, rifiutano di ammettere anche solo l'idea che decine, forse centinaia di civiltà, spiritualmente e tecnologicamente sviluppate come la nostra, possano essere apparse e scomparse senza lasciare traccia, oppure, dato che queste tracce esistono, si rifiutano di prenderle in considerazione”.
(Roquefavour, febbraio 2003).