fuoco blu 666
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Ṛgveda La più antica scrittura sacra sulla Terra (circa 1500-1200 a.C.) 1028 inni, 10 libri
Cos'è: Il Rigveda è il testo religioso più antico ancora in uso sulla Terra. Si tratta di una raccolta di 1028 inni in sanscrito vedico, organizzati in dieci libri (Mandala), composti da generazioni di poeti-sacerdoti (Rishi) nel corso di diversi secoli. Gli inni sono rivolti alle divinità vediche Agni (Fuoco), Indra (il Tonante), Varuna (l'Ordine Cosmico), Surya (il Sole), Ushas (l'Alba), Soma (la pianta sacra) e decine di altre. Furono composti per uso liturgico: ogni inno accompagnava un rituale specifico, un'offerta specifica, un'invocazione specifica. Il Rigveda fu tramandato oralmente per oltre tremila anni prima di essere messo per iscritto, dando vita alla più lunga catena di conservazione orale accurata nella storia dell'umanità, mantenuta attraverso rigorosi sistemi fonetici che hanno preservato ogni sillaba, ogni accento, ogni pausa.
Perché è importante: Il Rigveda si trova alle sorgenti dell'intera tradizione teologica indoeuropea. Il Dyaus Pitar ("Padre Cielo") vedico è linguisticamente e teologicamente identico allo Zeus Pater greco e al Giove latino. Indra, il Dio del Tuono che uccide il serpente del caos Vritra e libera le acque cosmiche, è strutturalmente identico a Zeus che uccide Tifone, a Marduk che uccide Tiamat e a Thor che combatte il Serpente di Midgard. Agni, il sacerdote del fuoco degli Dèi, è affine al latino ignis e incarna lo stesso principio del fuoco sacro di ogni antica tradizione: il mediatore tra l'umano e il divino, colui che trasforma l'offerta in invocazione. Il Rigveda conferma, al livello linguistico e strutturale più profondo, che i popoli indoeuropei condividevano un'eredità teologica comune da un'origine condivisa e che gli Dèi di Grecia, Roma, India, Persia e Scandinavia sono gli stessi Dei con nomi regionali.
Per gli Zevisti, certi inni si distinguono da tutti gli altri. Il Nasadiya Sukta (Rigveda 10.129), l'Inno della Creazione, si interroga con una sincerità disarmante: cosa esisteva prima dell'esistenza? Chi ha creato il cosmo? Lo sanno persino gli Dei? Il suo verso finale, "Chi lo sa veramente? Chi può dire da dove è sorto? Forse gli Dei sono venuti dopo la creazione del mondo. Chi sa dunque da dove è sorto?", è l'affermazione teologicamente più sofisticata di qualsiasi scrittura antica, perché ammette ciò che le tradizioni abramitiche non ammettono mai: che il mistero dell'origine supera persino la conoscenza divina. Questo non è ateismo; è la teologia più elevata, la teologia che conosce i propri limiti.
Il Purusha Sukta (10.90) descrive il sacrificio cosmico: l'essere primordiale Purusha viene smembrato e dal suo corpo si genera il cosmo, secondo lo stesso schema del corpo di Tiamat che diventa cielo e terra, o del corpo di Ymir che diventa il cosmo norreno. L'Inno a Varuna (7.86) è una preghiera personale di straordinaria intimità: il poeta confessa i suoi peccati al Dio dell'ordine cosmico e implora perdono e redenzione, precedendo i Salmi di secoli e dimostrando che il rapporto personale con il divino non è un'invenzione abramitica, ma un universale umano.
Cosa trarne: La tradizione teologica indoeuropea ha una radice comune e il Rigveda ne conserva la forma più antica giunta fino a noi. Gli Dèi di Grecia, Roma e India sono linguisticamente e teologicamente gli stessi. Gli inni vedici sono tecnologie liturgiche, non poesie primitive. Il Nasadiya Sukta dimostra che una teologia onesta ammette ciò che non sa. Il sacrificio cosmico è un modello universale. Il rapporto personale con gli Dèi precede di millenni tutte le religioni abramitiche. Il Rigveda è la fonte e tutto ciò che lo Zevista pratica deriva da questa fonte.
Dyaus Pitar. Zeus Pater. Giove. Lo stesso nome. Lo stesso Dio. Lo stesso cielo. Il Rigveda conserva la pronuncia più antica del nome che lo Zevismo porta avanti. La tradizione non è nuova. È la più antica sulla Terra.