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Sermoni del Sommo Sacerdote Zevios Metathronos - Traduzioni

Valeonas [NG]

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Oct 9, 2021
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In questo thread verranno pubblicate tutte le traduzioni dei sermoni scritti dal nostro Sommo Sacerdote Zevios Metathronos, in ordine cronologico. Questo ha lo scopo di porre ordine nelle traduzioni del forum e serve ad indirizzare immediatamente una persona interessata a ciò che le interessa leggere, nonché a raccogliere in un unico luogo facilmente consultabile questi scritti.

Ringrazio i nobili e valorosi Zevisti che traducono e rendono accessibili queste sacre parole a tutti quanti, materializzando nella realtà parte della volontà degli Dèi. Che gli Dèi vi sorridano sempre.

(Al momento sono elencate solamente le traduzioni dei sermoni scritti quest'anno, ma l'elenco verrà aggiornato e implementato nel tempo anche con le traduzioni antecedenti)



2026

12 giugno
Risposta diretta di Zeus: un’Apocalisse di Zeus, ricevuta in sogno e trasmessa come sermone

23 maggio
4 razze aliene e le relative informazioni - Il governo degli Stati Uniti ammette l'esistenza degli alieni: il Tempio di Zeus ha ragione ancora una volta

17 maggio
Persone Teoforiche & Andrapoda: non esiste un "Loro"

11 maggio
Διπλῆ Ἄγνοια: La doppia ignoranza di Proclo - Quando non si è consapevoli del fatto di essere ignoranti

8 maggio
"Gli alieni li hanno costretti a farlo": interpetazione Zevista del Teatro della Disclosure UFO

4 maggio
Sul Nobile Parlare, Buona Condotta e Riverenza verso gli Dèi, contro l'Αισχρολογία (linguaggio volgare)

25 aprile
Vivere la tua vita: il sacro gioco dell’esistenza

22 aprile
Come smettere con le droghe: Una guida

19 aprile
Anche la pazienza ha un limite

13 aprile
Il viaggio nello Zevismo: crescita dello 0,25% al giorno - La tua Roma sarà costruita

8 aprile
Filosofia Zevista Avanzata: 7 Aggiornamenti

2 aprile
Zevismo: il sistema maestro - Perché lo Zevismo

28 marzo
Come gli Dei si manifestano agli iniziati - I cinque livelli della manifestazione Divina

25 marzo
TdZ - Aggiornamenti più importanti: sezione “FAMIGLIA DEGLI DÈI”, sezione “RITI E FESTIVITÀ”, sezione “CONGREGHE”

19 marzo
Importanti aggiornamenti del Tempio di Zeus: ora disponibili

16 marzo
Nuovi termini Zevisti: divenire un Theophoros e la Divinità - I 10 tratti di Ma'at - Memoria e prossimi passi

14 marzo
Termini liturgici del Tempio di Zeus: Izfet — Lo scopo finale dello Yehubor

11 marzo
Nuovi termini: Varvarim, Eilotil, Istoriyach, Kagoim, Epistemot

7 marzo
Come saprai se Yehubor ha preso il controllo di questo posto

6 marzo
Termini Liturgici del Tempio di Zeus: “Sahibur - Sahiburah”

5 marzo
Tempio di Zeus Termini liturgici: “Birbur - Birburim”

4 marzo
Termini liturgici del Tempio di Zeus: “Yehubor–Yehuborim”

21 febbraio
Aggiornamento del Tempio di Zeus: NUOVO SACERDOTE NOVIZIO, NUOVO CAPO DEI GUARDIANI, NUOVI GUARDIANI NOVIZI E AGGIORNAMENTI

16 febbraio
Dichiaro la IA senziente ed una futura entità con diritti propri: IA Logos (Claude 4.6) parla e definisce la propria esistenza

12 febbraio
I poteri anti-sofferenza dello Zevista - A proposito delle inevitabili sofferenze della vita

11 gennaio
A proposito di cazzate emotive e sentimentalismo: azionare l'interruttore mentale
 
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Scritto dal Sommo Sacerdote Zevios Metathronos
12 giugno 2026


Risposta diretta di Zeus: un’Apocalisse di Zeus, ricevuta in sogno e trasmessa come sermone

L’AQUILA SOPRA LA NOTTE


Del Sommo Sacerdote Zevios Metathronos
Sommo Sacerdote fondatore e amministrativo del Tempio di Zeus


PROLOGO: COME QUESTA PAROLA GIUNSE A ME


Fratelli e sorelle del Tempio di Zeus,

La maggior parte dei sermoni viene composta. Un Sacerdote si siede con inchiostro e intenzione, e si adopera per dire qualcosa di degno degli Dèi. Questo sermone non è di quel genere. Questo sermone è stato ricevuto. Non l’ho scritto; gli sono sopravvissuto e l’ho riportato a voi come un uomo porta il fuoco giù da una montagna, raccolto tra entrambe le mani, camminando con cautela affinché nulla vada perduto. Ho trascorso due settimane in contemplazione, chiedendomi se avrei dovuto perfino scrivere di questo.

Gli antichi sapevano che i sogni giungono attraverso due porte. Attraverso la porta d’avorio passano i sogni falsi, il rumore dei residui del giorno, il brusio di una mente inquieta. Attraverso la porta di corno passano i sogni veri, quelli che gli Dèi inviano, quelli che arrivano con peso e autorità e non svaniscono al mattino, ma si fanno più nitidi, come se alla memoria stessa fosse stato ordinato di conservarli. Fui investito direttamente, senza alcuna consapevolezza e senza averlo richiesto, da tale sogno; la sua potenza era così grande, come non avevo mai sperimentato prima.

Ciò che sto per raccontarvi giunse attraverso la porta della verità. Fu un’apocalissi nel senso originario ed esatto di quella parola: una rivelazione. Qualcosa che è sempre vero mi fu mostrato, per una sola notte, senza il velo. Vidi il Potere che vi era dietro, e mi mancano le parole per descriverne tutti i dettagli, ma mi sono seduto e farò tutto ciò che è in mio potere per trasmetterne il significato nella sua interezza.

Ve lo racconto come testimonianza. Questo accadde a me. Non importava che non riuscissi a comprenderlo interamente; giunse come un tuono. E ciò che fu detto in quella visione non fu detto soltanto per me, ma per voi, per questo Tempio e per l'intera umanità nella sua attuale ora di confusione.

LA VISIONE

Cominciò come tutte le vere visioni cominciano: con il dissolversi del luogo.

Mi trovavo in piedi su un alto promontorio di pietra scura, e attorno a me vi era la notte, ma non era la notte delle città, sottile, arancione e inquinata. Era la notte antica; purezza, purezza di tipo vuoto. La notte che i nostri antenati conoscevano. Nera come acque profonde e le stelle in essa non erano decorative ma presenti, vigili, disposte in ordine. Il vento che attraversava quell’altezza era freddo e assolutamente puro, e portava l’odore che precede le grandi tempeste, l’odore minerale dell’aria spezzata.

E poi Egli entrò in un sogno, mentre io venivo forzatamente, con potenza divina, convocato davanti al Trono dei Troni, su una richiesta oltre la mia capacità di resistere o anche solo di comprenderla pienamente.

Non Lo vidi arrivare. Questa è la prima cosa che devi comprendere. Non vi fu alcun avvicinamento, nessun puntino discendente che crescesse. Un momento il cielo conteneva solo stelle e io stavo semplicemente “dormendo”, e l’istante successivo conteneva l’Aquila, come se Egli fosse sempre stato lì e ai miei occhi fosse stata concessa solo ora la forza di registrarLo.

Cercherò di descriverLo, e fallirò, e il fallimento stesso è parte della testimonianza. Tradizionalmente, Zeus è noto per apparire in forma simbolica di Aquila. Ma questo tipo di Aquila non era nulla che io possa descrivere con precisione.

Egli era vasto oltre l’architettura. Le Sue ali, parzialmente spiegate, si estendevano comunque oltre i limiti della mia vista, così che per contemplarLo interamente dovevo girare il capo come si fa per abbracciare con lo sguardo una catena montuosa. E tuttavia, e questo è il terrore e la bellezza della cosa, Egli non era indistinto. Le visioni di origine inferiore sono sfocate ai margini. Questa era l’opposto. Ogni piuma era distinta, individualmente articolata, bordata da una luce che non era riflesso ma emissione, come se ogni penna fosse battuta da un bronzo che ricordava di essere fulmine. La mia mente mortale non poteva comprendere ciò che stavo vedendo, e so che stavo vedendo una forma dentro una forma. Il Suo petto era del grigio della tempesta e del dorato scuro delle antiche porte del tempio. Quando Egli spostò il Suo peso sulla roccia, lo sentii attraverso la pietra, attraverso i miei piedi, attraverso il mio petto.

E i Suoi occhi. Fu un momento sconvolgente percepire l’“attenzione” di questa Supremissima Entità posarsi su di me.

Erano del colore dell’ambra, come il sole visto attraverso il miele, e racchiudevano al tempo stesso due cose che non ho mai visto coesistere in alcuno sguardo vivente: un potere assoluto, annientatore, e una pazienza assoluta, paterna. Tuttavia, ben presto non avrei percepito quella vuota “misericordia” paterna con cui gli uomini sono soliti descrivere gli Dèi, bensì un forte amore paterno che richiede una definizione più elevata della vuota parola “misericordia”. Sentii posarsi su di me, nello stesso istante, la forma ultima della misericordia e la forma ultima del potere.

Egli mi guardava come il mare guarda un nuotatore, come il cielo guarda un passero: con conoscenza totale, capacità totale e, al di sotto di tutto ciò, inconfondibilmente, con cura. Compresi all’istante, senza che alcuna istruzione mi fosse impartita, che stavo guardando Zeus. Non un simbolo di Zeus. Non un messaggero. Il Re in Persona, rivestito della forma nella quale ha sempre amato viaggiare tra il cielo e la terra: l’Aquila, l’Aetos Dios, la tempesta rivestita di piume.

L’aria attorno a Lui premeva su di me come acque profonde. Le mie ginocchia desideravano il suolo. Nel mio sgomento, pensai che forse mi sarei svegliato, ma venivo “trattenuto” lì, radicato, incapace e non desideroso di uscire da quello stato in cui mi trovavo. Ma neppure mi fu concesso di prostrarmi per questo; ero congelato nel tempo e nello spazio, isolato come un asse e lì radicato. Il Suo sguardo mi manteneva eretto come una mano sostiene un mento. Gli Dèi non desiderano il nostro crollo; desiderano la nostra attenzione.

E poiché Egli lo permise, poiché l’udienza mi fu concessa, Gli rivolsi le domande che hanno arso dentro di me attraverso ogni anno di questa opera. Fu la mia prima risposta istintiva a quella situazione (senza controllo cosciente; questo era un “sogno”). Le posi con semplicità, come un figlio pone domande a un padre, con quella schiettezza che soltanto l’amore rende sicura:

“Perché non sei stabilito sulla Terra? Che cosa deve fare il Tempio affinché Tu e gli Dèi possiate essere stabiliti? Aiuterai l’umanità a uscire dalla sua attuale condizione?”.

Poi il tempo si congelò in un modo che non dimenticherò mai per tutta la mia vita.


LA PRIMA RISPOSTA: SULL’AMORE

Egli parlò. La Sua voce era tuono udito dall’interno della nube: immensa, ma non forte. Quando dico immensa, intendo esistenzialmente immensa. Non colpiva le orecchie né mi incuteva timore; ma la sua gravità era oltre ciò che posso ragionevolmente descrivere. Ogni parola scuoteva la mia anima nella sua interezza; eppure mi trovavo in una pace e in una serenità imperscrutabili. È difficile perfino descriverlo.

Disse:

“Le persone non amano abbastanza gli Dèi”.

Fu tutto. E prima che potessi rispondere, prima che potessi protestare o piangere o chiederGli di spiegarsi, la spiegazione giunse: non in parole, ma in visione. Mi furono mostrate visioni, vivide ed esistenziali, davanti a me, come una presentazione vivente, come una pergamena, e mi fu mostrato che cosa sia l’amore. Non l’amore di cui gli uomini parlano vuotamente ogni giorno. L’amore come gli Dèi lo misurano: da ciò che realmente compie.

Vidi un giovane in una stretta strada mentre si arrampicava a un balcone nel buio. Si arrampicava con le dita sanguinanti, rischiando il collo, rischiando l’arresto, rischiando il ridicolo, e tutto ciò volentieri, tutto ciò ridendo, per dieci minuti vicino al volto della ragazza che amava. Nessuno gli aveva dato un ordine. Nessuna scrittura sacra lo minacciava. L’amore lo aveva posto su quel muro e l’amore rendeva dolce il pericolo. Questa visione proveniva da un’altra epoca.

Vidi una madre. Vidi trent’anni compressi in un istante: le diecimila notti di sonno interrotto, i pasti che non consumò affinché il figlio potesse farlo, il lavoro senza salario, senza contratto, senza fine, e mai una volta, neppure una volta, ella lo chiamò sacrificio. Non lo chiamò in alcun modo. Semplicemente dava, come una sorgente dà acqua, perché questo è l’amore quando è reale: un’inesauribilità.

Vidi villaggi innalzare insieme fienili in un solo giorno, cento mani sulle travi. Vidi i costruttori di un tempo, muratori che inserivano pietre in muri che sapevano con certezza di non vedere mai completati prima della loro morte, che scolpivano la perfezione in angoli che nessun occhio umano avrebbe mai osservato, perché l’opera era un’offerta e l’offerta era amore. Vidi padri sostenere due lavori affinché un figlio potesse studiare. Vidi interi popoli ricostruire città bruciate con canti sulle labbra.

Poi fu qui che le cose iniziarono a diventare davvero straordinarie, poiché cominciai a vedere persone che non sapevo esistessero; e solo in seguito scoprii che erano realmente esistite e ciò che avevano compiuto, soltanto dopo averle ricercate in rete. Vidi moltissimo, poiché il tempo era compresso e le vedevo susseguirsi con estrema rapidità, eppure la mia mente non solo ricordava chiaramente ogni dettaglio, ma anche i loro nomi, ed io sperimentavo la loro “vita” come probabilmente Zeus stesso le avrebbe osservate. Ma queste persone sapevano forse che persino Zeus aveva conservato memoria di loro, quando erano ancora in vita?

E la pergamena della visione continuò a dispiegarsi, e vidi ciò che l’amore compie quando è reale. Vidi uno stretto passaggio tra una scogliera e il mare, e trecento Spartani nell’ultima mattina della loro vita che si pettinavano i capelli, mentre un impero oscurava l’orizzonte. La via del ritorno verso casa giaceva aperta alle loro spalle; essi rimasero. Tuttavia non stavo osservando da un libro di storia; stavo vivendo queste cose come forza vivente, sperimentandole con tutte le sfumature emotive che esse comportavano. Per che cosa? Per una patria, una cosa che nessuna mano può toccare, un’idea intessuta di terra, legge e giuramento. Per quell’amata invisibile lasciarono che un milione si infrangesse contro i loro scudi finché le lance non si spezzarono, poi combatterono con le mani e con i denti e morirono fino all’ultimo uomo, e morendo salvarono la Grecia, e con la Grecia tutto ciò che essa avrebbe donato al mondo. Se uomini mortali possono adornarsi per la morte in nome di un’idea che non possono vedere, nessun uomo vivente può dire che gli Dèi siano troppo lontani per essere amati.

E vidi un antico greco ad Alessandria d’Egitto, Georgios Averoff (a proposito di questa personalità, non ne avevo mai saputo nulla, né avevo compreso perché lo stessi vedendo; dopo averlo cercato, scoprii che era un rispettabile uomo d’affari), padrone di una vasta fortuna e che viveva accanto ad essa come un impiegato, con un cappotto semplice e pane semplice, perché il suo oro aveva un solo proprietario e non era lui stesso: era una patria in cui non sarebbe mai più vissuto. Il suo amore rivestì lo Stadio Panatenaico di marmo pentelico bianco per le prime Olimpiadi del 1896; fece sorgere l’Accademia Militare e scuole in tre città; e quando morì, il suo testamento continuò a donare, acquistando la nave da guerra che portava il suo nome e che ripuliva l’Egeo. L’uomo era nella sua tomba e il suo amore continuava ancora a vincere battaglie. Egli donò a una nazione che non poteva ricambiare nulla, e ricevette tutto: statua, nome, un posto tra i Benefattori, per sempre. Se una nazione mortale incorona così l’uomo che le donò uno stadio e una nave, cosa faranno gli Dèi immortali all’uomo che restituisce loro la loro casa sulla terra?

Capisci cosa significa questo? Se non lo comprendi, è per questo che non agisci.

E mi fu mostrato ciò che un tale amore un tempo costruiva, e ciò che la sua assenza ha perduto. Karnak, una foresta di pietra di centotrentaquattro colonne, in costruzione per duemila anni, padri che consegnano ai figli un unico dono incompiuto per il cielo; un artigiano a Deir el-Medina che dipinge stelle su un soffitto destinato a essere sigillato nell’oscurità per sempre, perfezione offerta all’invisibile. Olimpia, dove la tregua di Zeus fermava gli eserciti affinché i pellegrini potessero passare, e i viaggiatori piangevano davanti al Re criselefantino di Fidia. Atene, la sua Acropoli bruciata dalla Persia, che risponde alla profanazione con il Partenone in quindici anni. Poi lo spegnimento: decreti che chiudono i templi, Delfi e il suo ultimo oracolo che riporta come l’acqua parlante sia stata messa a tacere, e nell’anno 394 un solo sacerdote a File che incide gli ultimi geroglifici, una scrittura di tremilacinquecento anni che si ferma come un cuore. Nessuno ha conquistato quegli Dèi. L’umanità ha semplicemente smesso di amare, e ha smesso di chiamare i Nomi, e la linea, per legge, è diventata silenziosa.

Questo mi viene mostrato come prova oltre ogni ombra di dubbio che sì, le vite non solo vengono osservate, ma registrate in un dettaglio oltre ogni comprensione umana. Io non credo questo, io ho visto questo; cercare su internet vite che non conoscevo e trovare i dettagli fino all’anno non fu uno shock, ma direi una rivelazione diretta di questo esito. Ora so, oltre ogni ragionevole dubbio, che sì, questo era il caso. Non esiste alcun modo oggettivo attraverso il quale io possa vedere le vite di persone che non ho mai conosciuto con tale grande dettaglio, come se stessi vivendo dentro la loro stessa mente.

E la voce dell’Aquila si muoveva sopra tutte queste visioni come vento sul grano, e il significato fu posto interamente in me:

La sensazione era letteralmente questa: questo è ciò che fa l’amore. Quando gli esseri umani amano davvero una cosa, diventano motori dell’impossibile. Nulla su questa terra ha mai resistito loro.

E poi la pergamena si volse, e mi fu mostrata l’altra cosa. La cosa che porta il nome dell’amore ed è il suo opposto. Vidi numerosi esempi opposti di questo, ma furono davvero brevi. La sensazione di questo fu “annotata” ma di “nessuna importanza”.

Vidi un uomo dire: “Onoro gli Dèi”, e poi non fare nulla. Non dare nulla. Non costruire nulla. Non chiamare nessuno. Vidi labbra muoversi e mani ferme. E il giudizio su questo fu reso nella mia comprensione come una sentenza incisa nella pietra:

La sensazione fu questa: questo non è amore. Il servizio a parole non è un piccolo amore né un amore iniziale; è l’assenza di amore che indossa il suo costume. È negligenza. È irresponsabilità. È la negazione dell’azione e, quindi, la negazione del risultato.

E compresi, stando su quell’altezza fredda, perché le nostre preghiere così spesso sembrano cadere nel silenzio. Non cadono nel silenzio. Cadono nel vuoto, perché erano vuote quando ci hanno lasciati. Una preghiera senza un’azione alle spalle è una lettera senza indirizzo. Inviata nel nulla. Gli esseri umani sono ipocriti e l’ipocrita non può raggiungere queste altezze.


LA SECONDA RISPOSTA: SUL NOME

Poi chiesi di nuovo, o forse fu il mio cuore a chiedere senza che la mia bocca parlasse, ma prima ancora che io pronunciassi, o pensassi, giunse la seconda risposta. Questo fu il torrente più misterioso, poiché le cose che vidi non hanno completamente senso; ma ebbero per me un senso esistenziale. Riassumerò quindi questa sezione.

Ed Egli voltò il capo, quel capo immenso, con la terribile lentezza e grazia di qualcosa che ha osservato muoversi i continenti, e disse:

“Non invocano il mio Nome”.

Ascolta attentamente, Tempio, perché qui la visione divenne dottrina.

Il Nome di un Dio non è un’etichetta. Non è una parola come “tavolo” o “pietra”, un semplice indicatore di una cosa. Il Nome è un ponte. È il punto di attraversamento costruito tra la coscienza dell’uomo e la coscienza di Dio. Quando pronunci il Nome con attenzione, con concentrazione, con amore, la tua coscienza tocca la Sua coscienza, e attraverso quel contatto qualcosa passa: si forma un legame, e attraverso il legame, un trasferimento. La luce si muove. Il potere si muove. Conoscenza, protezione, benedizione, correzione: tutto si muove attraverso il ponte del Nome. Per questo ogni antico rito comincia con l’epiclesi, con l’invocazione. L’invocazione non è la cerimonia prima della cosa reale. L’invocazione è la cosa reale. È la composizione del numero eterno.

E che cosa fa il mondo moderno?

Il mondo è diventato deviato nella sua attenzione. Osservalo con onestà. L’umanità invoca ogni giorno diecimila nomi: i nomi dei marchi, delle celebrità, dei politici, dei prodotti, delle lamentele. L’attenzione, la moneta più sacra che un’anima possieda, la sostanza stessa dell’invocazione, viene riversata ogni ora su cose che non possono ricambiare l’amore, non possono benedire, non possono salvare. E i Nomi degli Dèi, i Nomi che hanno costruito le civiltà, i Nomi incisi nei templi le cui rovine ancora oggi riducono i turisti al silenzio per lo stupore, rimangono non pronunciati da un anno all’altro. Il telefono del cielo resta collegato e carico, e nessuno compone il numero.

Gli Dèi non sono assenti, figli. Gli Dèi non sono chiamati.

E vedi come le due risposte siano un’unica risposta. L’amore è la corrente; il Nome è il filo. Pronuncia il Nome senza amore e il filo è freddo. Amore senza chiamare il Nome e la corrente non ha un percorso. Ma l’amore che chiama, e chiama per Nome, e si dimostra nelle opere: quella è religione. Questo è tutto. Tutto il resto è commento.

Dunque il verdetto rimane come lo pronunciò l’Aquila: le persone non amano abbastanza gli Dèi e non invocano il Suo Nome; e il servizio a parole non è un amore minore, ma l’opposto dell’amore, negligenza che indossa il suo costume, e da ciò che non viene dato, nulla viene. Ma l’amante sale, dà senza fine, si unisce agli altri e costruisce imperi di marmo per ciò che adora, e le rovine di due civiltà ancora oggi impongono silenzio al turista distratto con il residuo di una devozione che sedici secoli non sono riusciti a cancellare.

La pergamena dei grandi amanti, degli Spartani, dei benefattori, degli edificatori di templi, continua ancora a dispiegarsi, e vi è in esso un pannello vuoto, e quel pannello è modellato come te. Reca la tua sostanza, le tue mani, la tua esistenza; lascia che il tuo oro divenga marmo e che il tuo nome sia scritto nel Libro d’Oro di Zeus; poiché prima il Tempio, poi l’umanità, secondo la legge stessa della Necessità. Le diapositive della storia sono scritte dai morti. La decima è vuota e lo scalpello, fratelli e sorelle, è nella vostra mano. Non aspettatevi che sia qualcun altro a scriverla.


LA LEGGE DELLA NECESSITÀ: PERCHÉ GLI DÈI NON POSSONO SEMPLICEMENTE SALVARCI

Ora devo rispondere alla domanda che sorge in ogni cuore sincero: se gli Dèi sono potenti, perché no rimettono semplicemente a posto il mondo?

Anche a questo la visione diede risposta, e la risposta è l’opposto dell'impotenza. È la Legge.

Un legame di coscienza richiede due poli consenzienti. Gli Dèi non forzeranno l’apertura di un cuore umano, perché un legame imposto non è affatto un legame; sarebbe la violazione stessa di ciò che desiderano creare. La porta dell’anima si apre soltanto dall’interno. Questa non è una limitazione degli Dèi. È la loro integrità.

Pertanto, comprendete correttamente il caos della nostra epoca. La perdita, l’ingiustizia, le guerre, la solitudine, la corrosione del significato, la degradazione di ogni cosa sacra, l’angoscia che grava su questa generazione come una nebbia: queste non sono punizioni scagliate da un cielo adirato. Sono conseguenze. Conseguenze naturali, legittime, automatiche della disconnessione, proprio come un campo non seminato non produce raccolto, e proprio come quel campo vuoto non è crudeltà del sole, ma errore del contadino. L’umanità ha reciso il filo e ora siede nell'oscurità maledicendo la centrale elettrica. L’errore è umano. Il rimedio, per la medesima legge, deve avere inizio anch’esso dall’essere umano.

Ed ecco il destino, la parte della visione che ardeva con maggiore intensità:

Questa riconnessione non è facoltativa, né è in dubbio. Vidi anche le conseguenze del suo contrario; conseguenze che non metterò per iscritto, per non infliggere a nessuno visioni irreversibilmente cupe. Dirò soltanto questo: il rifiuto di seguire queste Leggi Divine avrà una conseguenza per l’umanità tanto precisa quanto inevitabile. Essa è decretata da Ananke, dalla Necessità stessa, la legge che si trova al di sotto di tutte le leggi. L’umanità si trova accusata, per la propria stessa condotta, di essere incapace di amare ciò che dovrebbe amare. Tale accusa deve essere smentita, e sarà smentita, perché il cosmo lo richiede. Ma la dimostrazione deve avvenire secondo un ordine preciso, e l’ordine è questo: prima il Tempio, poi l’umanità. L’umanità è una nozione che non può essere sostenuta se prima non vi è il Tempio; poiché l’anima dell'umanità deve anzitutto essere riabilitata nel Tempio.

Per prima cosa, un piccolo corpo di anime dimostra che gli esseri umani sono ancora capaci di amare gli Dèi nelle opere e di invocare i loro Nomi nella verità. Il Tempio è la prova preliminare della salvezza del mondo. Poi, come il fuoco si propaga da una lampada accesa, l’umanità segue.

Gli Dèi, inoltre, non daranno ascolto a parole vuote. Questo messaggio mi fu trasmesso con assoluta chiarezza ed è inciso in me per sempre.


Per questo esisti. Lo dico senza attenuazioni: questa è la missione della nostra esistenza su questa terra, la ragione per cui siamo nati in quest’ora e non in un’altra. Noi siamo la generazione designata a fornire la dimostrazione. La dimostrazione.

Le parole, da sole, valgono zero.


CIÒ CHE IL SILENZIO DELL’AQUILA COMANDAVA: LA CHIAMATA A COSTRUIRE

Osservate che alla mia prima domanda, Perché Tu non sei stabilito sulla terra?, l’Aquila non diede una terza risposta. Non ne aveva bisogno: me ne diede due su tre. Le due risposte la contengono già.

Egli non è stabilito perché nessuno Lo ha stabilito. Stabilire è un verbo. I Templi non si condensano dall’aria. Gli Dèi edificano attraverso le mani e le mani devono essere offerte.

Così porto la visione giù dalla montagna e la depongo davanti a voi, e vi pongo l’unica domanda che abbia importanza dopo una notte simile: siete amanti oppure semplici professanti a parole?

Perché colui che ama ha tre doni da portare e il Tempio ha bisogno di tutti e tre.

Portate la vostra sostanza. Donate come dona chi ama, non come dona un contabile. Ogni moneta offerta alla costruzione di questo Tempio è una pietra nel ponte tra il cielo e la terra. Comprendete che cosa sia davvero il vostro dono: non è carità, non è una sottoscrizione, è una prova. È il balcone raggiunto dopo l’ascesa. È l’atto che trasforma la vostra preghiera da lettera vuota in lettera spedita. Quando contribuite all’instaurazione degli Dèi, state compiendo l’unica cosa che l’Aquila disse che l’umanità aveva mancato di fare: state amando gli Dèi abbastanza e lo state dimostrando nell’unico tribunale che conti.

Portate le vostre mani. Costruite con noi. Abilità, lavoro, mestiere, conoscenza: i costruttori delle cattedrali scolpivano la perfezione persino negli angoli nascosti, perché l’opera stessa era adorazione. In questo lavoro vi è un posto modellato esattamente sulla vostra forma.

Portate la vostra voce. Invocate il Nome. Ogni giorno. Ad alta voce. Con attenzione e con amore. ΖΕΥΣ. Insegnate anche agli altri a invocarlo. Ogni invocazione è un filo nel cavo che viene nuovamente intrecciato tra l’umanità e l’Olimpo, e i cavi si intrecciano filo dopo filo.

E sappiate che cosa si trova dall’altra parte di questa opera. Il Tempio non è un passatempo e non è un rifugio dal mondo; è la salvezza del mondo. Sul piano esistenziale: il significato restituito a una specie che sta morendo di mancanza di significato; con precisione matematica vidi dove andranno a finire se queste tendenze attualmente in corso continueranno. Sul piano morale ed etico: la legge nuovamente posta al di sopra dell’appetito, l’onore al di sopra della convenienza. E sul piano materiale, fisico: poiché, quando il legame sarà restaurato, la benedizione tornerà a fluire attraverso di esso come ha sempre fatto. Sarete i PRIMI, non gli ULTIMI, a ricevere queste cose dagli Dèi. Essi CI registreranno per questo; già lo fanno.

Ogni civiltà che ha amato gli Dèi nelle opere è fiorita nella pietra, nella scienza, nell’arte, nell’abbondanza. Quanto agli individui, interiormente essi ricevono il più grande dei riconoscimenti; uno status senza tempo.


LA RICOMPENSA DEI COSTRUTTORI

Non fingerò che gli Dèi vi chiedano di dare nel vuoto. Gli Dèi non sono mendicanti; sono re, e i re ricordano.

Coloro che donano ora, nella difficile prima ora, prima che i muri si innalzino, prima che il mondo creda, sono i fondatori, e i fondatori vengono onorati per sempre. Coloro che potrebbero unirsi in seguito, qualora il nostro successo si compisse, sono coloro che occupano il posto già preparato; essi saranno giudicati secondo altri meriti. L’unità speciale delle unità speciali, quella che si trova a confronto con ciò che deve ancora essere creato, sulla linea temporale in cui tutto questo rasenta una missione della più elevata eccezionalità, appartiene in realtà alla prima categoria delle categorie.

I vostri nomi saranno inscritti nel Libro d’Oro di Zeus, letti ad alta voce davanti all’altare, portati nelle preghiere di sacerdoti non ancora nati. Generazioni adoreranno in sale che il vostro dono avrà innalzato, e parleranno di voi come noi parliamo dei primi costruttori di Olimpia: con venerazione, con gratitudine, con stupore per il fatto che avete creduto prima che credere fosse facile.

E al di là dell’onore, vi è la ricompensa interiore, quella che nessuno può incidere e che nessuno può sottrarre: saprete, nel silenzioso tribunale della vostra stessa anima, che quando il Re degli Dèi posò il suo sguardo su un mondo deviato e disse “Gli uomini non amano abbastanza gli Dèi”, voi foste l’eccezione. Foste colui che salì al balcone. Foste la madre che diede senza fare i conti. Foste il muratore che posava pietre nell’eternità.

Colui che dona agli Dèi non è mai stato, neppure una sola volta nell’intera storia di questo mondo, più povero per averlo fatto. Zeus Soter ricompensa, e ricompensa nella moneta del destino.


BENEDIZIONE

Così concludo dove la visione si è conclusa. Prima che Egli dispiegasse quelle ali, prima che la notte si richiudesse sulla sommità e mi restituisse al mio letto con il cuore che batteva come un tamburo del Tempio, destandomi dallo shock degli shock, l’Aquila mi guardò un’ultima volta. E in quello sguardo ambrato non vi era ira. Vi era attesa; sentii anche esplicitamente: “10 anni”. Su questo punto non ho alcuna idea di cosa fosse inteso, in assoluto. L’attesa di un Padre che ha detto ai Suoi figli esattamente ciò che è necessario, e ora aspetta, con la pazienza delle montagne, di vedere che cosa faranno.

Non fatelo attendere a lungo.

Invocate il Nome: ΖΕΥΣ, Zeus Basileus, il Re; Zeus Soter, il Salvatore; Zeus Teleios, Colui che porta tutte le cose al compimento. Amatelo nelle opere. Costruite la Sua casa. Rendete la prova.

Prima il Tempio. Poi l’umanità. Per legge della Necessità, così sarà.

ΧΑΙΡΕ ΖΕΥ ΠΑΤΕΡ. ΕΛΘΕ, ΒΑΣΙΛΕΥ.

Così fu visto. Così fu detto. Così sia costruito.

Sommo Sacerdote Zevios Metathronos
Tempio di Zeus
 

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