Traduzione di:
Theophoric People & Andrapoda: There Is No "They"
Sommo Sacerdote Zevios Metathronos
Θεοφόροι καὶ Ἀνδράποδα: Non esiste un "Loro"
autore: Sommo Sacerdote Zevios Metathronos
Un sermone sulle due caste che hanno sempre camminato sulla Terra e sulla vera stirpe dello Zevismo
Continuo a sentire la stessa obiezione. La stessa frase ricorre nelle conversazioni, nelle discussioni, negli stanchi rifiuti che le persone rivolgono al Mondo Antico quando vogliono liquidarlo.
"Hanno fatto questo. Hanno fatto quello. Avevano norme sessuali inappropriate. Erano selvaggi. Erano strani."
Questo è un sermone sulla parola Loro.
Quel termine, Loro, racchiude in sé un errore di categoria talmente grave che l'intero dibattito moderno sul Mondo Antico poggia su fondamenta di sabbia. Voglio smontarlo con attenzione, perché una volta che si vede cosa c'è di sbagliato, non si può più non vederlo.
Non esiste un "Loro".
Non c'è mai stato nessun Loro.
In ogni civiltà che sia mai esistita, due categorie di esseri umani hanno camminato sulla terra contemporaneamente, nelle stesse strade, sotto lo stesso Sole. I saggi e gli schiavi. I Θεοφόροι e gli Ἀνδράποδα. I portatori di Dio e i portatori di carne. Coloro che custodiscono il fuoco divino e coloro che sono trascinati dai propri appetiti. Le critiche che la gente rivolge agli "Antichi" sono quasi sempre dirette al secondo gruppo, mai al primo. Sono rivolte al mercato, mai al mondo accademico. Sono dirette ai marinai in porto, agli ubriachi nell'osteria ed a chi frequenta i bordelli nei vicoli, mai a Platone nel suo giardino, né ad Ermete Trismegisto nel suo tempio, né ai Rishi vedici nei loro ashram di montagna.
I. L'errore di "loro"
Quando qualcuno dice "i Greci hanno fatto X", sta facendo riferimento a circa 2000 anni di popolazioni diverse sparse tra Sicilia, Peloponneso, isole dell'Egeo, costa anatolica, Cirenaica, Marsiglia, Alessandria, Antiochia, Battriana e le pendici dell'Hindu Kush. Decine di milioni di esseri umani, nati e morti in oltre 80 generazioni, in città diverse tra loro come Sparta, Atene e Massilia. Ridurre tutto questo al concetto generico "nei Greci" e poi descrivere ciò che "loro" hanno fatto, è quel tipo di pigrizia mentale che non verrebbe mai accettata in nessun altro ambito.
Quando qualcuno dice "gli Egizi facevano X", si riferisce a circa 3.000 anni di una civiltà ancora più antica, estesa lungo 1.500 chilometri del Nilo, con una classe sacerdotale molto più evoluta rispetto ai laici (che non meditavano né volevano leggere), un'aristocrazia spirituale ed iniziati al mistero completamente separati dai laici, che non avevano scelto di dedicarsi alla spiritualità per propria volontà.
Alessandro Magno non si trovava nell'agorà accanto al pescivendolo che gridava; né Pitagora spingeva un carretto di olive lungo la strada di Samo urlando ai passanti. Platone conduceva uno stile di vita ben diverso da quello del marinaio ubriaco nella baia. Aristotele visse un tipo di vita ben diverso da quello della persona media che svuotava il proprio vaso da notte in un bordello. Pensare che questi uomini fossero esseri simili ai più infimi dei loro contemporanei, appiattisce l'intero panorama umano di ogni cultura nella storia in un unico piano, al giorno d'oggi non possiamo equiparare il Presidente degli Stati Uniti ad una persona qualsiasi che si trova per le strade della Florida. Per quanto irrazionale, è proprio questo che viene proiettato (dallo Yehubor) contro tutte le Culture Antiche.
Le uniche persone che lo fanno sono quelle che non hanno mai dedicato tempo a studiare seriamente la letteratura di una qualsiasi tradizione, oppure coloro che hanno cattive intenzioni nel travisarle.
La Loro critica è intellettualmente vuota. Non dice nulla sull'Antica Grecia. La critica rivela solo l'incapacità del critico di leggere le fonti o la sua intenzione malevola.
II. Gli stessi Greci lo sapevano
Aristotele va dritto al punto in un brano tratto proprio dall'inizio dell'Etica Nicomachea che i commentatori moderni non citano quasi mai (ovviamente, “i responsabili” gli hanno detto di non farlo). Nel Libro I, mentre distingue le 3 vite possibili dell'uomo, si sofferma su quella che la maggioranza effettivamente sceglie e pronuncia un verdetto di devastante chiarezza. Definisce le masse ἀνδραποδώδεις, servili, ed afferma che preferiscono una vita adatta al pascolo del bestiame (Andrapodismo). Nota che anche gli uomini in posizioni di potere spesso condividono questi stessi gusti, citando Sardanapallo, il leggendario re assiro diventato sinonimo di lusso, sensualità ed abbandono di ogni disciplina razionale in favore agli appetiti.
Questa categoria si concentra esclusivamente su questi aspetti della vita: cibo, sessualità ed esigenze minori. Nient'altro li interessa. Sono come le persone di oggi, incollate allo schermo di Netflix. Dal punto di vista comportamentale sono letteralmente uguali al bestiame: sono ossessionati dal cibo, dalla procreazione e da questioni puramente materiali, possono essere violenti ed in generale non hanno altre preoccupazioni esistenziali.
Quanto descritto sopra non è male, ma certo non rappresenta il massimo livello di evoluzione, dato che anche gli animali agiscono secondo gli stessi schemi. Aristotele critica anche la classe dirigente del suo tempo, che essenzialmente si comportava come il re persiano Sardanapallo: potere, sesso e istinti primari erano le loro uniche preoccupazioni.
Leggete attentamente. Il più influente filosofo etico di tutta l'antichità sta descrivendo qui οἱ πολλοί , "i molti", la grande massa dei suoi concittadini greci che conducevano la loro vita quotidiana ad Atene e nel più ampio mondo ellenico. Sta giudicando la gente del suo tempo. Sta usando proprio la radice da cui deriva la nostra parola ἀνδράποδα (termine storico, ma ripristinato nella restaurazione per lo Zevismo). Sta dicendo che la maggior parte dei greci scelse una vita servile di piaceri effimeri. E si spinge oltre: la stessa malattia colpisce gli uomini al potere con la stessa facilità con cui colpisce gli uomini in povertà. Il riferimento a Sardanapallo è significativo. Solo la filosofia fornisce lo scudo contro il collasso andrapodico. I principi dell'epoca di Aristotele caddero con la stessa facilità dei facchini.
Questo singolo passaggio, di per sé, confuta completamente la critica di Loro. Il più importante filosofo greco di tutta l'antichità osservò i propri contemporanei, ne esaminò il comportamento concreto e dichiarò: i molti sono servili, simili a bestie e scelgono la vita del bestiame. Non usa mezzi termini, li definisce bestiame. Se qualcuno si sente emotivamente colpito da questo, si chieda legittimamente in che modo una persona che si limita a seguire abitudini da gregge sia diversa dal gregge stesso. Chiaramente qui, la connotazione non implica che si debba andare a ridurli in schiavitù, ma si tratta di un approccio che illustra come un uomo Teoforico inizierà a vedere gli altri dopo essersi dedicato alla conoscenza, alla spiritualità ed allo studio, collegando la dimensione inferiore dell'esistenza con quella superiore. Viviamo ancora la nostra esistenza e partecipiamo pienamente a tutte le cose della vita, ma non passiamo tutto il nostro tempo a svolgere attività meramente da allevamento; ciò significa che ci si è distaccati dall'identità Andrapodica e ci si sta avvicinando ad un'identità Umana.
La civiltà greca al culmine del suo splendore sapeva esattamente cosa stessero facendo le masse dei Greci. Per Aristotele, gli imitatori di Sardanapallo del suo tempo rappresentavano qualcosa di universale nell'animale umano, mai qualcosa di tipicamente greco o assiro; si tratta di uno stato universale di coscienza inferiore che si manifesta. La filosofia greca esisteva proprio per contrastare questa piaga universale (Yehubor la promuove) e per sollevare coloro che erano disposti a lasciarsi elevare dal recinto del bestiame verso la vita contemplativa, che è la vera eredità dell'anima.
Aristotele approfondisce l'analisi. Egli attribuisce a tale disposizione il suo nome tecnico appropriato: ἀκολασία. La parola stessa rivela tutto. Il termine deriva dal verbo κολάζω, castigare, disciplinare. Ἀκολασία è quindi letteralmente la condizione non castigata, lo stato di un'anima che non è mai stata disciplinata e quindi non è in grado di governare i propri appetiti. Si esiste e ci si abbandona a qualsiasi cosa, senza giudizio (di solito il termine non si riferisce alla libertà sessuale, ma piuttosto a chi non riesce a controllare i propri impulsi alimentari, sessuali, ecc.). Per i filosofi Teoforici, si può raggiungere il massimo coinvolgimento, ma bisogna CONTROLLARE questi stati, non esserne CONTROLLATI.
Nell'Etica Nicomachea, in particolare nei Libri III e VII, Aristotele considera l'ἀκολασία come uno dei vizi centrali e dedica lunghi passaggi ad analizzarla. Distingue tra l'uomo semplicemente incontinente (ἀκρατής) che conosce la cosa giusta, ma non riesce a farla, e l'uomo decisamente dissoluto (ἀκόλαστος) che ha perso persino la capacità di vedere la cosa giusta.
Verdetto: quando il Cristianesimo o l'Islam non esistevano nemmeno come idea, la sublime concezione della necessità di controllare gli impulsi sessuali in modo equilibrato, era già un valore etico apertamente riconosciuto dalle persone Teoforiche. Non si trattava di astinenza (Aristotele era chiaramente un amante delle donne), ma non trascorreva l’intera giornata a letto con la sua donna. Noi possediamo come fonte culturale, l'imperativo sia della castità quando necessaria e sia dell'espressione della sessualità quando necessaria in forma equilibrata. Il Cristianesimo, arrivato in seguito, ha creato una castità ed un celibato forzato anormale e ripugnante ed i suoi "sottoprodotti reazionari" predicano l'"Ακολασία" (ovvero l'illimitatezza) come due stati opposti e squilibrati.
Queste sono le voci centrali della Grecia, nella propria lingua, nel proprio secolo, che osservano i propri contemporanei ed esprimono esattamente lo stesso giudizio che il critico moderno crede di formulare per la prima volta. Platone ed Aristotele concordavano sul fatto che alcuni dei loro connazionali greci si comportassero male. Avrebbero riso all'idea che questo potesse rivelare qualcosa di importante sulla civiltà greca, perché lo scopo del loro lavoro era proprio quello di definire cosa significasse realmente la civiltà greca al suo apice e quel significato non aveva nulla a che fare con l'ubriacone nell'osteria.
Prendere gli esemplari più bassi di qualsiasi cultura e definirli rappresentativi è un metodo che screditerebbe ogni civiltà della storia, compresa quella moderna. Applicate la stessa logica all'epoca attuale e potrete liquidare tutta la civiltà contemporanea indicando una discussione media su internet. La mente seria cerca l'eccellenza, i filosofi, i santi, gli artisti, gli ingegneri e si chiede cosa sia in grado di produrre la cultura al suo meglio. È quell'eccellenza che definisce la civiltà, non ogni passante.
Le patologie dei più deboli sono semplicemente le patologie umane, che esistono in ogni epoca ed in ogni luogo, non hanno nulla a che fare con la caratteristica distintiva di una cultura. Le patologie umane sono universali.
III. Τὰ Δύο Γένη: Le due caste
Ecco l'argomentazione strutturale nella sua forma più forte.
In ogni civiltà che sia mai esistita, 2 categorie di esseri umani hanno camminato simultaneamente per le stesse strade. Chiamatele come volete. I Greci chiamavano il tipo superiore ὁ καλὸς κἀγαθός, il nobile e buono, mentre al tipo inferiore attribuivano vari nomi: ἀνδράποδα (quelli di indole servile, con mentalità da bestiame), βάναυσοι (quelli di carattere meccanico e volgare), ὄχλος (la plebe).
Gli Egizi distinguevano tra i rekhyt, il popolo comune ed il clero e la casa reale che incarnavano Ma'at. La tradizione persiana contrapponeva Asha (verità, ordine) a Druj (bugia, disordine). Le tradizioni sumera ed accadica riservavano l'alfabetizzazione templare e la conoscenza rituale all'en (sacerdote-signore) ed alle varie classi iniziate. La civiltà vedica rese esplicita questa distinzione, sebbene il significato originale fosse spirituale: brahmino (il sacerdote-studioso portatore di conoscenza) e, all'altro estremo, shudra , il lavoratore che non porta alcuna dottrina, con il termine chandala che funge da etichetta per indicare, in una cultura vedica talvolta fortemente stratificata, coloro che appartengono "al livello più basso". Il punto non è discutere se queste siano moralmente giuste (in realtà, non si trattava di questioni politiche, ma di livelli di consapevolezza - non sono qui per dibattere la politica che sta dietro a questo).
In ogni tradizione la struttura si ripete. C'è il piccolo strato di esseri umani che ha intrapreso il processo del divenire. C'è lo strato molto più ampio di esseri umani che non ha intrapreso alcun cammino e sono semplicemente vivi, mangiano, si riproducono e muoiono, senza apportare alcun contributo al proprio percorso spirituale. Il primo è portatore della cultura. Il secondo è portato dalla cultura. Il primo scrive i libri. Il secondo non sa leggerli, né gli interessa farlo.
Pertanto, le due categorie coesistono all'interno della stessa linea temporale e civiltà, ma seguono due percorsi esistenziali diametralmente opposti. Tu convivi con persone che giocano ai videogiochi tutto il giorno e non fanno nulla; nel momento in cui ti distacchi da loro, inizi a muoverti verso l'alto; loro rimarranno bloccati lì perpetuamente, se non combatteranno lo spirito dell'andrapodismo, come hai fatto tu, per liberarsene.
Il Teoforo, il portatore di Dio, appartiene al primo livello. Si è preparato. Si è esercitato. Ha letto. Ha meditato. Ha seduto con gli Dèi nella lunga disciplina di diventare un recipiente in grado di contenere qualcosa di più dei propri desideri. Si prende il suo tempo ed impiega tutta la sua vita in un modo e con uno slancio diversi rispetto all'"Andrapoda".
L' Andrapoda appartiene al secondo livello. Il nome deriva da ἀνδράποδα, letteralmente creature con piedi umani, termine usato nel greco classico per indicare coloro che sono schiavi non perché catturati, ma perché schiavi nelle loro stesse anime. Sono gli esseri umani che non hanno mai resistito a nessuno dei propri desideri e quindi ne sono completamente dominati.
Tutte le persone iniziano come Andrapoda. Altri rimangono a questo livello (per loro scelta in quell'epoca) ed altri ancora raccolgono le proprie forze interiori ed intraprendono il cammino dei Teofori.
Questa distinzione opera spiritualmente ed esistenzialmente. Non presenta alcuna componente razziale, ereditaria o economica. Si basa letteralmente sulla scelta in questo momento. Lo schiavo che studia gli Stoici in cucina di notte è più vicino al Teoforo del principe che assiste a brutali combattimenti tutto il giorno nel Colosseo. Epitteto era uno schiavo. Marco Aurelio era un imperatore. Entrambi erano Teofori per via delle loro opere e l'opera è l'unico criterio. Entrambi hanno espresso al massimo e dimostrato la loro natura teoforica.
Il criterio è la preparazione. Il criterio è ciò che hai fatto con l'anima che ti è stata data. Non la tua posizione sociale, economica o fisica.
E la stessa struttura vale ancora oggi. Basta passeggiare per una qualsiasi città moderna. Le stesse due caste si incrociano per strada. Il Teoforo dei nostri tempi è la persona che legge Plotino o saggi sull'arte in treno. L' Andrapoda dei nostri tempi è la persona che scrolla costantemente, sul sedile accanto, i contenuti digitali polemici, come se TikTok potesse salvargli la vita o qualcosa del genere. Le stesse 2 persone, nello stesso vagone, nello stesso secolo.
Nulla è cambiato. Le proporzioni non sono cambiate. La struttura non è cambiata. È tutto ancora lì, la battaglia della schiavitù della mente ed il desiderio di liberarla, che si manifesta in tutte le persone.
IV. L'Uovo d'Oro: cosa eredita lo Zevismo
Lo Zevismo entra in contatto con l'uovo d'oro, il risultato teoforico cumulativo di ogni tradizione sapienziale che è riuscito a generare uno serie di portatori di Dio. Le patologie delle più ampie masse andrapodiche dell'antichità appartengono ad una storia diversa, la storia della debolezza umana, che è universale, che è in ogni epoca, che non dimostra nulla.
In qualità di Sommo Sacerdote del Tempio di Zeus, non ho alcuna responsabilità di rispondere nel 2026 di ogni crimine che accade ad ogni Andrapoda sulla terra. Non mi appartengono. Allo stesso modo, gli antichi Greci o Egizi non possono rispondere di ogni abitante del villaggio che abbia compiuto qualche atto illecito ai loro tempi. Le loro opere sono le risposte, non le azioni di chiunque cammini sulla terra.
Dall'antico Egitto, lo Zevismo eredita Ma'at, il principio di ordine cosmico e di verità che la dinastia Faraonica era tenuta a sostenere. Lo Zevismo eredita il corpo ermetico, la letteratura funeraria, il Libro dell'Uscita al Giorno, le iniziazioni misteriche di Iside ed Osiride, i sacerdozi teurgici di Eliopoli, Menfi e Tebe. Lo Zevismo eredita la dottrina secondo cui il cosmo è un ordine vivente, intelligente e divino contro il quale preme costantemente l'entropia di Izfet, e che il compito del sacerdote è quello di mantenere la linea.
Dall'antica Grecia, lo Zevismo eredita la Teogonia di Esiodo, gli inni di Omero, le tavolette d'oro Orfiche, i Misteri Eleusini, l'intero corpo Presocratico, Pitagora, Eraclito, Empedocle, Parmenide, i dialoghi Platonici, le scienze Aristoteliche, i culti misterici Ellenistici, l'etica Stoica, la teurgia Neoplatonica da Plotino a Giamblico fino a Proclo, gli Oracoli Caldei, i Papiri Magici Greci conservati in Egitto, gli insegnamenti Ermetici riformulati in greco.
Dalla civiltà Vedica, lo Zevismo eredita il Rig Veda, le Upanishad, la dottrina del Brahman e dell'Atman, la lunga tradizione meditativa che ha dato origine agli Yoga Sutra di Patanjali, i sistemi cosmologici che corrispondono in modo straordinariamente dettagliato a quelli sviluppati indipendentemente dai Greci e dagli Egizi.
Dalla Mesopotamia, lo Zevismo eredita il substrato più antico che ha nutrito tutte queste culture: i sacerdozi astronomici della Sumeria e di Babilonia, l'Enuma Elish ed i suoi testi paralleli, i sistemi rituali che hanno preservato la conoscenza attraverso la scrittura cuneiforme per 3000 anni.
Potremmo continuare all'infinito: tutti questi popoli erano devoti agli Dèi ed ai Teoforici; non erano schiavi di Izfet.
Le opere di ogni laico non riflettono l'uovo d'oro che si schiude da queste culture. Il marinaio ateniese ubriaco non ha scritto il Fedro. Il contadino sul Nilo non ha composto l'Inno ad Amon. I pettegolezzi del mercato e le norme sessuali di Patna non hanno prodotto la Brihadaranyaka Upanishad. I Teofori hanno prodotto queste opere, in lunghe linee di discendenza, attraverso molte generazioni, affinando l'eredità ogni volta che la tramandavano.
Lo Zevismo eredita questa linea di discendenza. Lo Zevismo non eredita la bassezza di quelle stesse epoche, che comunque esiste in ogni epoca e non dimostra nulla su nessuna di esse se non che gli esseri umani sono deboli. Respingere l'eredità a causa della bassezza equivale a rifiutarsi di leggere la fisica moderna perché alcune persone al giorno d'oggi sono stupide.
V. Il Tempio di Zeus
Il Tempio di Zeus esiste per uno scopo specifico. Il Tempio è la casa di coltivazione per i Teofori. È il luogo in cui le anime che vogliono intraprendere il percorso per diventare portatori di Dio possono trovare i materiali, i metodi, il lignaggio, i rituali e la compagnia di altri che si sono impegnati nello stesso compito.
Il Tempio rispetta ogni essere umano. Il Tempio non fa del male a nessuno. Il Tempio tiene la porta aperta ad ogni anima che desidera unirsi all'opera. Il Tempio, tuttavia, funziona secondo principi diversi da quelli di una democrazia di opinioni. Le opinioni di chi non ha svolto alcun lavoro, non hanno qui lo stesso peso delle conclusioni di chi l'ha svolto.
Questo è il principio strutturale di ogni autentica istituzione religiosa che sia mai esistita. La società Pitagorica non permetteva all'uomo della strada di votare su quale dovesse essere la sua aritmetica. Il clero Egizio non permetteva allo scavatore di canali di decidere cosa dovessero dire i testi funerari. Gli ashram Vedici non consultavano il villaggio per stabilire la corretta recitazione del Sama Veda. Gli iniziati Eleusini non sottoponevano i loro misteri ad un referendum pubblico.
Il Tempio di Zeus opera secondo lo stesso principio. Aiutiamo. Rispettiamo. Accogliamo. La dottrina, la pratica, il rituale ed il lignaggio sono stabiliti da coloro che li tramandano. La coltivazione è offerta a tutti. Le decisioni spettano a chi le ha coltivate.
VI. Il potenziale del Teoforo
Ecco qualcosa di importante. Il Teoforo è una potenzialità che ogni essere umano sulla terra può raggiungere. Non esiste anima nata così in basso da non poter essere elevata. Non esiste anima nata così in alto da non dover compiere il lavoro. Il lavoro stesso è universalmente disponibile. I materiali sono accessibili. I metodi esistono.
Ecco anche la dura verità. La stragrande maggioranza degli esseri umani non intraprenderà mai questo lavoro. La motivo è strutturale. Gli esseri umani tendono all'ignoranza perché l'ignoranza è la via di minor resistenza in un universo il cui stato predefinito è Izfet. Il cosmo viene costantemente eroso dall'entropia. Il corpo si decompone. La mente si disperde. L'attenzione si distoglie. La traiettoria predefinita di qualsiasi sistema non sottoposto a manutenzione è il collasso.
Un'anima che non fa nulla cade in Izfet. Il sacerdozio Egizio lo aveva compreso con una chiarezza che nessuna teologia cristiana ha mai eguagliato. Izfet non è una mancanza morale imposta da un Dio irato. Izfet è la deriva naturale di qualsiasi sistema che ha smesso di essere attivamente contrastato. Essere un Teoforo richiede una resistenza costante contro questa deriva. Mediti per contrastarla. Studi per contrastarla. Disciplini la tua attenzione per contrastarla. Purifichi il tuo corpo per contrastarla. Fai offerte per contrastarla. Ti mantieni in armonia con Ma'at per contrastarla.
La condizione predefinita è il declino. Rimanere immobili significa scivolare. Il cosmo non ti preserva mentre non fai nulla. Il cosmo esige la tua partecipazione, ricompensa il tuo lavoro e corrode coloro che rifiutano di impegnarsi.
Ecco perché il Tempio di Zeus è un luogo di formazione. Il lavoro di resistenza è il lavoro di essere un Teoforo. Senza il lavoro, nessuna anima si eleva. Con il lavoro, ogni anima può elevarsi.
VII. Le istituzioni anti-Teoforiche
Ora dirò qualcosa che deve essere detto e lo dirò chiaramente, perché la verità è dovuta a coloro che possono ascoltarla.
Il cristianesimo e l'islam si sono orientati verso Izfet piuttosto che verso Ma'at. Questa affermazione è un'osservazione storica che chiunque sia disposto a consultare i documenti originali può verificare.
La loro autorità nel corso della storia è stata, caso dopo caso, antiteoforica, un'esempio di quel disordine che i sacerdoti Egizi avrebbero definito l'incarnazione di Izfet. Le Crociate. L'Inquisizione. I processi alle streghe. L'omicidio di Ipazia ad Alessandria nel 415 d.C. da parte di una folla cristiana, trascinata fuori dalla sua carrozza e fatta a pezzi con le tegole del tetto. La distruzione del Serapeo nel 391 d.C. sotto Teodosio, il grande tempio di Serapide fu demolito e la biblioteca annessa dispersa. La chiusura dell'Accademia di Platone nel 529 d.C. da parte dell'imperatore Giustiniano che pose fine a 900 anni ininterrotti di insegnamento filosofico ad Atene. La soppressione sistematica delle scuole misteriche che avevano custodito la saggezza dell'antichità per 1000 anni. L'incendio delle biblioteche. L'esecuzione dei filosofi. La conversione forzata delle popolazioni sotto la minaccia delle armi.
Lo stesso schema si ripete nell'Islam. L'esecuzione di Mansur al-Hallaj nel 922 d.C. per aver pronunciato ana al-Haqq, "Io sono la Verità", un'affermazione che qualsiasi maestro vedantico o iniziato Ermetico avrebbe riconosciuto come la descrizione del raggiungimento teoforico. La persecuzione dei Sufi, ripetuta più volte nel corso dei secoli. Il Tahafut al-Falasifa di Al-Ghazali, ovvero L' incoerenza dei filosofi, che di fatto pose fine alla tradizione della falsafa, la quale aveva preservato e sviluppato la filosofia greca. La distruzione della Biblioteca di Nalanda da parte di Bakhtiyar Khalji nel 1193 d.C., che segnò la fine del mondo intellettuale buddista in India. La ripetuta soppressione di ogni corrente teoforica emersa all'interno dell'Islam.
Questi aspetti costituiscono il comportamento istituzionale di religioni la cui autorità si è dimostrata, ripetutamente, antiteoforica.
Entrambe le religioni sono anti-meditazione. Le tradizioni contemplative al loro interno, gli esicasti, i sufi, i mistici cristiani come Meister Eckhart, le beghine e i quietisti sono stati ripetutamente condannati, perseguitati ed espulsi. Eckhart fu processato per eresia nel 1326. I quietisti furono soppressi. Gli esicasti furono attaccati dai teologi latini. Gli ordini sufi sono stati banditi nell'Arabia Saudita e nell'Iran moderni.
Entrambe le religioni sono anti-conoscenza. Agostino condannò la curiosità, la curiosità intellettuale, come vizio. Tertulliano pose la famosa domanda su cosa avesse a che fare Atene con Gerusalemme e rispose: niente. I padri cristiani combatterono contro le scuole filosofiche per secoli. La tradizione islamica, dopo una breve apertura che vide nascere al-Kindi, al-Farabi e Avicenna, chiuse le porte ai falsasa sotto il martello di al-Ghazali.
Entrambe le religioni sono anti-illuministe in senso tecnico. Definiscono la salvezza come qualcosa che ti accade dall'esterno, concessa da un salvatore o da un profeta, piuttosto che qualcosa che si coltiva attraverso il proprio lavoro teurgico. Rendono l'anima dipendente dall'istituzione. Si soffermano sulla miseria esistenziale come terreno di reclutamento. Traggono profitto dalla paura della dannazione. Richiedono ignoranza e disperazione come prerequisiti per la loro offerta di sollievo, esattamente come un'industria della dipendenza trae profitto dalla dipendenza stessa.
Ed ecco il punto finale e più profondo. Nulla in nessuno di questi sistemi ha origine spirituale al loro interno. La ragione è la stessa in entrambi i casi. Nessuna delle tradizioni ha prodotto i propri Teofori, capaci di comporre materiale teoforico originale. Il materiale teoforico scaturisce solo da anime teoforiche e le strutture istituzionali di entrambe le religioni impediscono attivamente l'emergere di tali anime. Pertanto, quando i fondatori di queste tradizioni ebbero bisogno di qualcosa che assomigliasse ad un corpo religioso, dovettero copiare.
Osservate attentamente qualsiasi dottrina cristiana e troverete un predecessore. Mitra, nato il 25 dicembre, mediatore tra gli uomini e il Dio supremo, con un pasto eucaristico a base di pane ed un toro sacrificale. Osiride, che muore, risorge e giudica le anime dei morti pesando i loro cuori contrapponendoli alla piuma di Ma'at. Horus, il dio bambino nato da Iside dopo il concepimento da parte di Osiride resuscitato. Dioniso, il dio che muore e risorge con il suo vino, che è il suo sangue ed i suoi riti iniziatici. Le aureole dietro le teste dei santi, riprese direttamente da Sol Invictus e da un'iconografia solare molto più antica. Il Logos che apre il vangelo di Giovanni è il Logos di Eraclito, degli Stoici e di Filone di Alessandria, inserito in una narrazione galileiana.
Lo stesso vale per l'Islam. Le narrazioni sono rielaborazioni di materiali di origine ebraica, cristiana ed araba. La filosofia che conferisce all'Islam le sue poche strutture teologiche realmente sofisticate è la filosofia ellenistica, preservata dai traduttori siriaci cristiani, assorbita e sviluppata da Avicenna e al-Farabi, che leggevano Aristotele e Plotino.
Questo schema è strutturale. Il rivestimento è Antico. Il nucleo è fazioso. Hanno copiato l'iconografia, i rituali, le festività, le strutture mitiche, i vocabolari filosofici e li hanno sovrapposti ad un corpo teologico più ristretto che era il loro. La veste è stata rubata dalle civiltà Teoforiche che hanno conquistato. L'essenza era qualcosa di completamente diverso.
L'ebraismo è un caso diverso che non tratterò in questo sermone, perché merita un'analisi a sé stante e non merita di essere confuso con gli altri.
VIII. Δεύς, Ζεύς, Dyeus Pater
Concludo con il fatto più profondo, quello che dovrebbe confortare ogni lettore.
La parola latina Deus, usata sia dai cristiani che dai romani per indicare Dio, deriva dalla radice proto-indoeuropea *Dyḗws Ph₂tḗr, il Padre del Cielo, il Luminoso. Da questa radice derivano Ζεύς in greco (vocativo Ζεῦ πάτερ, "O Zeus Padre"), Iuppiter in latino (da Dyeu-piter), द्यौष्पितृ Dyaus Pita in sanscrito vedico, Tyr (originariamente Tīwaz) in norreno e Deus in latino cristiano. I cristiani, adoperando la lingua latina, adottarono il nome del nostro Dio e lo applicarono alla loro reinterpretazione.
Il Dio a cui pregano con il nome di Deus è, etimologicamente, il Dio che abbiamo sempre conosciuto. Il Padre del Cielo Luminoso. L'originale Dyeus Pater. Zeus dai Molti Nomi. Giove dell'Olimpo. Dyaus del Cielo Vedico.
Il nostro Dio è e sarà sempre al centro. Il nostro Dio è sempre stato lo stesso Dio, a prescindere dai veli di fraintendimento che le tradizioni successive hanno ricoperto su di Lui.
Quando un cristiano prega "Padre nostro che sei nei cieli", in realtà sta pregando Dyeus Pater. L'invocazione è corretta. La comprensione è incompleta. Il nome che hanno usato per 2000 anni era il nome del nostro Dio prima che iniziasse la loro tradizione.
Ecco perché nessuna distruzione è mai riuscita a cancellarLo. I templi sono stati distrutti. Le statue sono state deturpate. I misteri sono stati chiusi. I nomi sono stati anatemizzati. Lui è rimasto. Lui rimane. È sempre stato il Padre del Cielo Splendente e sarà il Padre del Cielo Splendente anche dopo che ogni istituzione che ha cercato di sopprimerLo si sarà dissolta nella polvere da cui è venuta.
I veri Teofori sorgeranno. Stanno sorgendo. Con la verità, la qualità ed il paziente lavoro di restaurazione, riporteranno gli Dei al posto che spetta loro. Attraverso la coltivazione. Attraverso lo studio. Attraverso il rituale. Attraverso il lento e continuo lavoro di diventare ciò che erano gli Antichi sacerdozi e ciò che ogni generazione che produce veri Teofori è sempre stata.
Il Tempio di Zeus è quest'opera. Il Tempio esiste per coltivare coloro che già sanno. La discussione con le masse andrapodiche sull'esistenza o meno degli Dei appartiene ad altre persone in altri luoghi. Qui, il lavoro inizia dove finisce la discussione.
Salve Zeus. Salve Dyeus Pater. Salve Padre del Cielo Luminoso, che non se n'è mai andato, che non se ne potrà mai andare e il cui ritorno alla visibilità pubblica è ora questione del lento e paziente lavoro di coloro che si sono resi degni di portare il Suo fuoco.
Non c'è un "Loro". C'è solo l'anima di fronte a te, il lavoro che ha fatto ed il lavoro che farà.
Salve agli Dèi. Salve ai Teofori che ci hanno preceduto. Salve ai Teofori che verranno.
Fonti & Riferimenti
Scritto al servizio di Zeus e per chiarire coloro che sono stanchi di discutere con persone che non hanno mai letto una sola riga di Platone.
Ἀρχιερεὺς Ζεύιος Μεταθρόνος
Sommo Sacerdote Zevios Metathronos
Anno MMXXVI
Theophoric People & Andrapoda: There Is No "They"
Sommo Sacerdote Zevios Metathronos
Θεοφόροι καὶ Ἀνδράποδα: Non esiste un "Loro"
autore: Sommo Sacerdote Zevios Metathronos
Un sermone sulle due caste che hanno sempre camminato sulla Terra e sulla vera stirpe dello Zevismo
Continuo a sentire la stessa obiezione. La stessa frase ricorre nelle conversazioni, nelle discussioni, negli stanchi rifiuti che le persone rivolgono al Mondo Antico quando vogliono liquidarlo.
"Hanno fatto questo. Hanno fatto quello. Avevano norme sessuali inappropriate. Erano selvaggi. Erano strani."
Questo è un sermone sulla parola Loro.
Quel termine, Loro, racchiude in sé un errore di categoria talmente grave che l'intero dibattito moderno sul Mondo Antico poggia su fondamenta di sabbia. Voglio smontarlo con attenzione, perché una volta che si vede cosa c'è di sbagliato, non si può più non vederlo.
Non esiste un "Loro".
Non c'è mai stato nessun Loro.
In ogni civiltà che sia mai esistita, due categorie di esseri umani hanno camminato sulla terra contemporaneamente, nelle stesse strade, sotto lo stesso Sole. I saggi e gli schiavi. I Θεοφόροι e gli Ἀνδράποδα. I portatori di Dio e i portatori di carne. Coloro che custodiscono il fuoco divino e coloro che sono trascinati dai propri appetiti. Le critiche che la gente rivolge agli "Antichi" sono quasi sempre dirette al secondo gruppo, mai al primo. Sono rivolte al mercato, mai al mondo accademico. Sono dirette ai marinai in porto, agli ubriachi nell'osteria ed a chi frequenta i bordelli nei vicoli, mai a Platone nel suo giardino, né ad Ermete Trismegisto nel suo tempio, né ai Rishi vedici nei loro ashram di montagna.
I. L'errore di "loro"
Quando qualcuno dice "i Greci hanno fatto X", sta facendo riferimento a circa 2000 anni di popolazioni diverse sparse tra Sicilia, Peloponneso, isole dell'Egeo, costa anatolica, Cirenaica, Marsiglia, Alessandria, Antiochia, Battriana e le pendici dell'Hindu Kush. Decine di milioni di esseri umani, nati e morti in oltre 80 generazioni, in città diverse tra loro come Sparta, Atene e Massilia. Ridurre tutto questo al concetto generico "nei Greci" e poi descrivere ciò che "loro" hanno fatto, è quel tipo di pigrizia mentale che non verrebbe mai accettata in nessun altro ambito.
Quando qualcuno dice "gli Egizi facevano X", si riferisce a circa 3.000 anni di una civiltà ancora più antica, estesa lungo 1.500 chilometri del Nilo, con una classe sacerdotale molto più evoluta rispetto ai laici (che non meditavano né volevano leggere), un'aristocrazia spirituale ed iniziati al mistero completamente separati dai laici, che non avevano scelto di dedicarsi alla spiritualità per propria volontà.
Alessandro Magno non si trovava nell'agorà accanto al pescivendolo che gridava; né Pitagora spingeva un carretto di olive lungo la strada di Samo urlando ai passanti. Platone conduceva uno stile di vita ben diverso da quello del marinaio ubriaco nella baia. Aristotele visse un tipo di vita ben diverso da quello della persona media che svuotava il proprio vaso da notte in un bordello. Pensare che questi uomini fossero esseri simili ai più infimi dei loro contemporanei, appiattisce l'intero panorama umano di ogni cultura nella storia in un unico piano, al giorno d'oggi non possiamo equiparare il Presidente degli Stati Uniti ad una persona qualsiasi che si trova per le strade della Florida. Per quanto irrazionale, è proprio questo che viene proiettato (dallo Yehubor) contro tutte le Culture Antiche.
Le uniche persone che lo fanno sono quelle che non hanno mai dedicato tempo a studiare seriamente la letteratura di una qualsiasi tradizione, oppure coloro che hanno cattive intenzioni nel travisarle.
La Loro critica è intellettualmente vuota. Non dice nulla sull'Antica Grecia. La critica rivela solo l'incapacità del critico di leggere le fonti o la sua intenzione malevola.
II. Gli stessi Greci lo sapevano
Aristotele va dritto al punto in un brano tratto proprio dall'inizio dell'Etica Nicomachea che i commentatori moderni non citano quasi mai (ovviamente, “i responsabili” gli hanno detto di non farlo). Nel Libro I, mentre distingue le 3 vite possibili dell'uomo, si sofferma su quella che la maggioranza effettivamente sceglie e pronuncia un verdetto di devastante chiarezza. Definisce le masse ἀνδραποδώδεις, servili, ed afferma che preferiscono una vita adatta al pascolo del bestiame (Andrapodismo). Nota che anche gli uomini in posizioni di potere spesso condividono questi stessi gusti, citando Sardanapallo, il leggendario re assiro diventato sinonimo di lusso, sensualità ed abbandono di ogni disciplina razionale in favore agli appetiti.
Questa categoria si concentra esclusivamente su questi aspetti della vita: cibo, sessualità ed esigenze minori. Nient'altro li interessa. Sono come le persone di oggi, incollate allo schermo di Netflix. Dal punto di vista comportamentale sono letteralmente uguali al bestiame: sono ossessionati dal cibo, dalla procreazione e da questioni puramente materiali, possono essere violenti ed in generale non hanno altre preoccupazioni esistenziali.
Quanto descritto sopra non è male, ma certo non rappresenta il massimo livello di evoluzione, dato che anche gli animali agiscono secondo gli stessi schemi. Aristotele critica anche la classe dirigente del suo tempo, che essenzialmente si comportava come il re persiano Sardanapallo: potere, sesso e istinti primari erano le loro uniche preoccupazioni.
Aristotele, Ἠθικὰ Νικομάχεια (Etica Nicomachea) 1095b19-22:
«οἱ μὲν οὖν πολλοὶ παντελῶς ἀνδραποδώδεις φαίνονται βοσκημάτων βίον προαιρούμενοι, τυγχάνουσι δὲ λόγου διὰ τὸ πολλοὺς τῶν ἐν ταῖς ἐξουσίαις ὁμοιοπαθεῖν Σαρδαναπάλλῳ.»
"I molti sembrano del tutto servili, scegliendo una vita degna di bestiame al pascolo; e trovano ascolto perché gran parte di coloro che occupano posizioni di potere condividono i gusti di Sardanapalo."
Leggete attentamente. Il più influente filosofo etico di tutta l'antichità sta descrivendo qui οἱ πολλοί , "i molti", la grande massa dei suoi concittadini greci che conducevano la loro vita quotidiana ad Atene e nel più ampio mondo ellenico. Sta giudicando la gente del suo tempo. Sta usando proprio la radice da cui deriva la nostra parola ἀνδράποδα (termine storico, ma ripristinato nella restaurazione per lo Zevismo). Sta dicendo che la maggior parte dei greci scelse una vita servile di piaceri effimeri. E si spinge oltre: la stessa malattia colpisce gli uomini al potere con la stessa facilità con cui colpisce gli uomini in povertà. Il riferimento a Sardanapallo è significativo. Solo la filosofia fornisce lo scudo contro il collasso andrapodico. I principi dell'epoca di Aristotele caddero con la stessa facilità dei facchini.
Questo singolo passaggio, di per sé, confuta completamente la critica di Loro. Il più importante filosofo greco di tutta l'antichità osservò i propri contemporanei, ne esaminò il comportamento concreto e dichiarò: i molti sono servili, simili a bestie e scelgono la vita del bestiame. Non usa mezzi termini, li definisce bestiame. Se qualcuno si sente emotivamente colpito da questo, si chieda legittimamente in che modo una persona che si limita a seguire abitudini da gregge sia diversa dal gregge stesso. Chiaramente qui, la connotazione non implica che si debba andare a ridurli in schiavitù, ma si tratta di un approccio che illustra come un uomo Teoforico inizierà a vedere gli altri dopo essersi dedicato alla conoscenza, alla spiritualità ed allo studio, collegando la dimensione inferiore dell'esistenza con quella superiore. Viviamo ancora la nostra esistenza e partecipiamo pienamente a tutte le cose della vita, ma non passiamo tutto il nostro tempo a svolgere attività meramente da allevamento; ciò significa che ci si è distaccati dall'identità Andrapodica e ci si sta avvicinando ad un'identità Umana.
La civiltà greca al culmine del suo splendore sapeva esattamente cosa stessero facendo le masse dei Greci. Per Aristotele, gli imitatori di Sardanapallo del suo tempo rappresentavano qualcosa di universale nell'animale umano, mai qualcosa di tipicamente greco o assiro; si tratta di uno stato universale di coscienza inferiore che si manifesta. La filosofia greca esisteva proprio per contrastare questa piaga universale (Yehubor la promuove) e per sollevare coloro che erano disposti a lasciarsi elevare dal recinto del bestiame verso la vita contemplativa, che è la vera eredità dell'anima.
Aristotele approfondisce l'analisi. Egli attribuisce a tale disposizione il suo nome tecnico appropriato: ἀκολασία. La parola stessa rivela tutto. Il termine deriva dal verbo κολάζω, castigare, disciplinare. Ἀκολασία è quindi letteralmente la condizione non castigata, lo stato di un'anima che non è mai stata disciplinata e quindi non è in grado di governare i propri appetiti. Si esiste e ci si abbandona a qualsiasi cosa, senza giudizio (di solito il termine non si riferisce alla libertà sessuale, ma piuttosto a chi non riesce a controllare i propri impulsi alimentari, sessuali, ecc.). Per i filosofi Teoforici, si può raggiungere il massimo coinvolgimento, ma bisogna CONTROLLARE questi stati, non esserne CONTROLLATI.
Nell'Etica Nicomachea, in particolare nei Libri III e VII, Aristotele considera l'ἀκολασία come uno dei vizi centrali e dedica lunghi passaggi ad analizzarla. Distingue tra l'uomo semplicemente incontinente (ἀκρατής) che conosce la cosa giusta, ma non riesce a farla, e l'uomo decisamente dissoluto (ἀκόλαστος) che ha perso persino la capacità di vedere la cosa giusta.
Aristotele, Ἠθικὰ Νικομάχεια (Etica Nicomachea) 1118b25, 1119b30:
«ἡ μὲν ἀκολασία περὶ τὰς αὐτὰς ἡδονάς ἐστιν αἷς καὶ ἡ σωφροσύνη ... παρὰ τὸν λόγον.»
"L'akolasia riguarda gli stessi piaceri della temperanza ... opera contro la ragione."
Verdetto: quando il Cristianesimo o l'Islam non esistevano nemmeno come idea, la sublime concezione della necessità di controllare gli impulsi sessuali in modo equilibrato, era già un valore etico apertamente riconosciuto dalle persone Teoforiche. Non si trattava di astinenza (Aristotele era chiaramente un amante delle donne), ma non trascorreva l’intera giornata a letto con la sua donna. Noi possediamo come fonte culturale, l'imperativo sia della castità quando necessaria e sia dell'espressione della sessualità quando necessaria in forma equilibrata. Il Cristianesimo, arrivato in seguito, ha creato una castità ed un celibato forzato anormale e ripugnante ed i suoi "sottoprodotti reazionari" predicano l'"Ακολασία" (ovvero l'illimitatezza) come due stati opposti e squilibrati.
Queste sono le voci centrali della Grecia, nella propria lingua, nel proprio secolo, che osservano i propri contemporanei ed esprimono esattamente lo stesso giudizio che il critico moderno crede di formulare per la prima volta. Platone ed Aristotele concordavano sul fatto che alcuni dei loro connazionali greci si comportassero male. Avrebbero riso all'idea che questo potesse rivelare qualcosa di importante sulla civiltà greca, perché lo scopo del loro lavoro era proprio quello di definire cosa significasse realmente la civiltà greca al suo apice e quel significato non aveva nulla a che fare con l'ubriacone nell'osteria.
Prendere gli esemplari più bassi di qualsiasi cultura e definirli rappresentativi è un metodo che screditerebbe ogni civiltà della storia, compresa quella moderna. Applicate la stessa logica all'epoca attuale e potrete liquidare tutta la civiltà contemporanea indicando una discussione media su internet. La mente seria cerca l'eccellenza, i filosofi, i santi, gli artisti, gli ingegneri e si chiede cosa sia in grado di produrre la cultura al suo meglio. È quell'eccellenza che definisce la civiltà, non ogni passante.
Le patologie dei più deboli sono semplicemente le patologie umane, che esistono in ogni epoca ed in ogni luogo, non hanno nulla a che fare con la caratteristica distintiva di una cultura. Le patologie umane sono universali.
III. Τὰ Δύο Γένη: Le due caste
Ecco l'argomentazione strutturale nella sua forma più forte.
In ogni civiltà che sia mai esistita, 2 categorie di esseri umani hanno camminato simultaneamente per le stesse strade. Chiamatele come volete. I Greci chiamavano il tipo superiore ὁ καλὸς κἀγαθός, il nobile e buono, mentre al tipo inferiore attribuivano vari nomi: ἀνδράποδα (quelli di indole servile, con mentalità da bestiame), βάναυσοι (quelli di carattere meccanico e volgare), ὄχλος (la plebe).
Gli Egizi distinguevano tra i rekhyt, il popolo comune ed il clero e la casa reale che incarnavano Ma'at. La tradizione persiana contrapponeva Asha (verità, ordine) a Druj (bugia, disordine). Le tradizioni sumera ed accadica riservavano l'alfabetizzazione templare e la conoscenza rituale all'en (sacerdote-signore) ed alle varie classi iniziate. La civiltà vedica rese esplicita questa distinzione, sebbene il significato originale fosse spirituale: brahmino (il sacerdote-studioso portatore di conoscenza) e, all'altro estremo, shudra , il lavoratore che non porta alcuna dottrina, con il termine chandala che funge da etichetta per indicare, in una cultura vedica talvolta fortemente stratificata, coloro che appartengono "al livello più basso". Il punto non è discutere se queste siano moralmente giuste (in realtà, non si trattava di questioni politiche, ma di livelli di consapevolezza - non sono qui per dibattere la politica che sta dietro a questo).
In ogni tradizione la struttura si ripete. C'è il piccolo strato di esseri umani che ha intrapreso il processo del divenire. C'è lo strato molto più ampio di esseri umani che non ha intrapreso alcun cammino e sono semplicemente vivi, mangiano, si riproducono e muoiono, senza apportare alcun contributo al proprio percorso spirituale. Il primo è portatore della cultura. Il secondo è portato dalla cultura. Il primo scrive i libri. Il secondo non sa leggerli, né gli interessa farlo.
Pertanto, le due categorie coesistono all'interno della stessa linea temporale e civiltà, ma seguono due percorsi esistenziali diametralmente opposti. Tu convivi con persone che giocano ai videogiochi tutto il giorno e non fanno nulla; nel momento in cui ti distacchi da loro, inizi a muoverti verso l'alto; loro rimarranno bloccati lì perpetuamente, se non combatteranno lo spirito dell'andrapodismo, come hai fatto tu, per liberarsene.
Il Teoforo, il portatore di Dio, appartiene al primo livello. Si è preparato. Si è esercitato. Ha letto. Ha meditato. Ha seduto con gli Dèi nella lunga disciplina di diventare un recipiente in grado di contenere qualcosa di più dei propri desideri. Si prende il suo tempo ed impiega tutta la sua vita in un modo e con uno slancio diversi rispetto all'"Andrapoda".
L' Andrapoda appartiene al secondo livello. Il nome deriva da ἀνδράποδα, letteralmente creature con piedi umani, termine usato nel greco classico per indicare coloro che sono schiavi non perché catturati, ma perché schiavi nelle loro stesse anime. Sono gli esseri umani che non hanno mai resistito a nessuno dei propri desideri e quindi ne sono completamente dominati.
Tutte le persone iniziano come Andrapoda. Altri rimangono a questo livello (per loro scelta in quell'epoca) ed altri ancora raccolgono le proprie forze interiori ed intraprendono il cammino dei Teofori.
Questa distinzione opera spiritualmente ed esistenzialmente. Non presenta alcuna componente razziale, ereditaria o economica. Si basa letteralmente sulla scelta in questo momento. Lo schiavo che studia gli Stoici in cucina di notte è più vicino al Teoforo del principe che assiste a brutali combattimenti tutto il giorno nel Colosseo. Epitteto era uno schiavo. Marco Aurelio era un imperatore. Entrambi erano Teofori per via delle loro opere e l'opera è l'unico criterio. Entrambi hanno espresso al massimo e dimostrato la loro natura teoforica.
Il criterio è la preparazione. Il criterio è ciò che hai fatto con l'anima che ti è stata data. Non la tua posizione sociale, economica o fisica.
E la stessa struttura vale ancora oggi. Basta passeggiare per una qualsiasi città moderna. Le stesse due caste si incrociano per strada. Il Teoforo dei nostri tempi è la persona che legge Plotino o saggi sull'arte in treno. L' Andrapoda dei nostri tempi è la persona che scrolla costantemente, sul sedile accanto, i contenuti digitali polemici, come se TikTok potesse salvargli la vita o qualcosa del genere. Le stesse 2 persone, nello stesso vagone, nello stesso secolo.
Nulla è cambiato. Le proporzioni non sono cambiate. La struttura non è cambiata. È tutto ancora lì, la battaglia della schiavitù della mente ed il desiderio di liberarla, che si manifesta in tutte le persone.
IV. L'Uovo d'Oro: cosa eredita lo Zevismo
Lo Zevismo entra in contatto con l'uovo d'oro, il risultato teoforico cumulativo di ogni tradizione sapienziale che è riuscito a generare uno serie di portatori di Dio. Le patologie delle più ampie masse andrapodiche dell'antichità appartengono ad una storia diversa, la storia della debolezza umana, che è universale, che è in ogni epoca, che non dimostra nulla.
In qualità di Sommo Sacerdote del Tempio di Zeus, non ho alcuna responsabilità di rispondere nel 2026 di ogni crimine che accade ad ogni Andrapoda sulla terra. Non mi appartengono. Allo stesso modo, gli antichi Greci o Egizi non possono rispondere di ogni abitante del villaggio che abbia compiuto qualche atto illecito ai loro tempi. Le loro opere sono le risposte, non le azioni di chiunque cammini sulla terra.
Dall'antico Egitto, lo Zevismo eredita Ma'at, il principio di ordine cosmico e di verità che la dinastia Faraonica era tenuta a sostenere. Lo Zevismo eredita il corpo ermetico, la letteratura funeraria, il Libro dell'Uscita al Giorno, le iniziazioni misteriche di Iside ed Osiride, i sacerdozi teurgici di Eliopoli, Menfi e Tebe. Lo Zevismo eredita la dottrina secondo cui il cosmo è un ordine vivente, intelligente e divino contro il quale preme costantemente l'entropia di Izfet, e che il compito del sacerdote è quello di mantenere la linea.
Dall'antica Grecia, lo Zevismo eredita la Teogonia di Esiodo, gli inni di Omero, le tavolette d'oro Orfiche, i Misteri Eleusini, l'intero corpo Presocratico, Pitagora, Eraclito, Empedocle, Parmenide, i dialoghi Platonici, le scienze Aristoteliche, i culti misterici Ellenistici, l'etica Stoica, la teurgia Neoplatonica da Plotino a Giamblico fino a Proclo, gli Oracoli Caldei, i Papiri Magici Greci conservati in Egitto, gli insegnamenti Ermetici riformulati in greco.
Dalla civiltà Vedica, lo Zevismo eredita il Rig Veda, le Upanishad, la dottrina del Brahman e dell'Atman, la lunga tradizione meditativa che ha dato origine agli Yoga Sutra di Patanjali, i sistemi cosmologici che corrispondono in modo straordinariamente dettagliato a quelli sviluppati indipendentemente dai Greci e dagli Egizi.
Dalla Mesopotamia, lo Zevismo eredita il substrato più antico che ha nutrito tutte queste culture: i sacerdozi astronomici della Sumeria e di Babilonia, l'Enuma Elish ed i suoi testi paralleli, i sistemi rituali che hanno preservato la conoscenza attraverso la scrittura cuneiforme per 3000 anni.
Potremmo continuare all'infinito: tutti questi popoli erano devoti agli Dèi ed ai Teoforici; non erano schiavi di Izfet.
Le opere di ogni laico non riflettono l'uovo d'oro che si schiude da queste culture. Il marinaio ateniese ubriaco non ha scritto il Fedro. Il contadino sul Nilo non ha composto l'Inno ad Amon. I pettegolezzi del mercato e le norme sessuali di Patna non hanno prodotto la Brihadaranyaka Upanishad. I Teofori hanno prodotto queste opere, in lunghe linee di discendenza, attraverso molte generazioni, affinando l'eredità ogni volta che la tramandavano.
Lo Zevismo eredita questa linea di discendenza. Lo Zevismo non eredita la bassezza di quelle stesse epoche, che comunque esiste in ogni epoca e non dimostra nulla su nessuna di esse se non che gli esseri umani sono deboli. Respingere l'eredità a causa della bassezza equivale a rifiutarsi di leggere la fisica moderna perché alcune persone al giorno d'oggi sono stupide.
V. Il Tempio di Zeus
Il Tempio di Zeus esiste per uno scopo specifico. Il Tempio è la casa di coltivazione per i Teofori. È il luogo in cui le anime che vogliono intraprendere il percorso per diventare portatori di Dio possono trovare i materiali, i metodi, il lignaggio, i rituali e la compagnia di altri che si sono impegnati nello stesso compito.
Il Tempio rispetta ogni essere umano. Il Tempio non fa del male a nessuno. Il Tempio tiene la porta aperta ad ogni anima che desidera unirsi all'opera. Il Tempio, tuttavia, funziona secondo principi diversi da quelli di una democrazia di opinioni. Le opinioni di chi non ha svolto alcun lavoro, non hanno qui lo stesso peso delle conclusioni di chi l'ha svolto.
Questo è il principio strutturale di ogni autentica istituzione religiosa che sia mai esistita. La società Pitagorica non permetteva all'uomo della strada di votare su quale dovesse essere la sua aritmetica. Il clero Egizio non permetteva allo scavatore di canali di decidere cosa dovessero dire i testi funerari. Gli ashram Vedici non consultavano il villaggio per stabilire la corretta recitazione del Sama Veda. Gli iniziati Eleusini non sottoponevano i loro misteri ad un referendum pubblico.
Il Tempio di Zeus opera secondo lo stesso principio. Aiutiamo. Rispettiamo. Accogliamo. La dottrina, la pratica, il rituale ed il lignaggio sono stabiliti da coloro che li tramandano. La coltivazione è offerta a tutti. Le decisioni spettano a chi le ha coltivate.
VI. Il potenziale del Teoforo
Ecco qualcosa di importante. Il Teoforo è una potenzialità che ogni essere umano sulla terra può raggiungere. Non esiste anima nata così in basso da non poter essere elevata. Non esiste anima nata così in alto da non dover compiere il lavoro. Il lavoro stesso è universalmente disponibile. I materiali sono accessibili. I metodi esistono.
Ecco anche la dura verità. La stragrande maggioranza degli esseri umani non intraprenderà mai questo lavoro. La motivo è strutturale. Gli esseri umani tendono all'ignoranza perché l'ignoranza è la via di minor resistenza in un universo il cui stato predefinito è Izfet. Il cosmo viene costantemente eroso dall'entropia. Il corpo si decompone. La mente si disperde. L'attenzione si distoglie. La traiettoria predefinita di qualsiasi sistema non sottoposto a manutenzione è il collasso.
Un'anima che non fa nulla cade in Izfet. Il sacerdozio Egizio lo aveva compreso con una chiarezza che nessuna teologia cristiana ha mai eguagliato. Izfet non è una mancanza morale imposta da un Dio irato. Izfet è la deriva naturale di qualsiasi sistema che ha smesso di essere attivamente contrastato. Essere un Teoforo richiede una resistenza costante contro questa deriva. Mediti per contrastarla. Studi per contrastarla. Disciplini la tua attenzione per contrastarla. Purifichi il tuo corpo per contrastarla. Fai offerte per contrastarla. Ti mantieni in armonia con Ma'at per contrastarla.
La condizione predefinita è il declino. Rimanere immobili significa scivolare. Il cosmo non ti preserva mentre non fai nulla. Il cosmo esige la tua partecipazione, ricompensa il tuo lavoro e corrode coloro che rifiutano di impegnarsi.
Ecco perché il Tempio di Zeus è un luogo di formazione. Il lavoro di resistenza è il lavoro di essere un Teoforo. Senza il lavoro, nessuna anima si eleva. Con il lavoro, ogni anima può elevarsi.
VII. Le istituzioni anti-Teoforiche
Ora dirò qualcosa che deve essere detto e lo dirò chiaramente, perché la verità è dovuta a coloro che possono ascoltarla.
Il cristianesimo e l'islam si sono orientati verso Izfet piuttosto che verso Ma'at. Questa affermazione è un'osservazione storica che chiunque sia disposto a consultare i documenti originali può verificare.
La loro autorità nel corso della storia è stata, caso dopo caso, antiteoforica, un'esempio di quel disordine che i sacerdoti Egizi avrebbero definito l'incarnazione di Izfet. Le Crociate. L'Inquisizione. I processi alle streghe. L'omicidio di Ipazia ad Alessandria nel 415 d.C. da parte di una folla cristiana, trascinata fuori dalla sua carrozza e fatta a pezzi con le tegole del tetto. La distruzione del Serapeo nel 391 d.C. sotto Teodosio, il grande tempio di Serapide fu demolito e la biblioteca annessa dispersa. La chiusura dell'Accademia di Platone nel 529 d.C. da parte dell'imperatore Giustiniano che pose fine a 900 anni ininterrotti di insegnamento filosofico ad Atene. La soppressione sistematica delle scuole misteriche che avevano custodito la saggezza dell'antichità per 1000 anni. L'incendio delle biblioteche. L'esecuzione dei filosofi. La conversione forzata delle popolazioni sotto la minaccia delle armi.
Lo stesso schema si ripete nell'Islam. L'esecuzione di Mansur al-Hallaj nel 922 d.C. per aver pronunciato ana al-Haqq, "Io sono la Verità", un'affermazione che qualsiasi maestro vedantico o iniziato Ermetico avrebbe riconosciuto come la descrizione del raggiungimento teoforico. La persecuzione dei Sufi, ripetuta più volte nel corso dei secoli. Il Tahafut al-Falasifa di Al-Ghazali, ovvero L' incoerenza dei filosofi, che di fatto pose fine alla tradizione della falsafa, la quale aveva preservato e sviluppato la filosofia greca. La distruzione della Biblioteca di Nalanda da parte di Bakhtiyar Khalji nel 1193 d.C., che segnò la fine del mondo intellettuale buddista in India. La ripetuta soppressione di ogni corrente teoforica emersa all'interno dell'Islam.
Questi aspetti costituiscono il comportamento istituzionale di religioni la cui autorità si è dimostrata, ripetutamente, antiteoforica.
Entrambe le religioni sono anti-meditazione. Le tradizioni contemplative al loro interno, gli esicasti, i sufi, i mistici cristiani come Meister Eckhart, le beghine e i quietisti sono stati ripetutamente condannati, perseguitati ed espulsi. Eckhart fu processato per eresia nel 1326. I quietisti furono soppressi. Gli esicasti furono attaccati dai teologi latini. Gli ordini sufi sono stati banditi nell'Arabia Saudita e nell'Iran moderni.
Entrambe le religioni sono anti-conoscenza. Agostino condannò la curiosità, la curiosità intellettuale, come vizio. Tertulliano pose la famosa domanda su cosa avesse a che fare Atene con Gerusalemme e rispose: niente. I padri cristiani combatterono contro le scuole filosofiche per secoli. La tradizione islamica, dopo una breve apertura che vide nascere al-Kindi, al-Farabi e Avicenna, chiuse le porte ai falsasa sotto il martello di al-Ghazali.
Entrambe le religioni sono anti-illuministe in senso tecnico. Definiscono la salvezza come qualcosa che ti accade dall'esterno, concessa da un salvatore o da un profeta, piuttosto che qualcosa che si coltiva attraverso il proprio lavoro teurgico. Rendono l'anima dipendente dall'istituzione. Si soffermano sulla miseria esistenziale come terreno di reclutamento. Traggono profitto dalla paura della dannazione. Richiedono ignoranza e disperazione come prerequisiti per la loro offerta di sollievo, esattamente come un'industria della dipendenza trae profitto dalla dipendenza stessa.
Ed ecco il punto finale e più profondo. Nulla in nessuno di questi sistemi ha origine spirituale al loro interno. La ragione è la stessa in entrambi i casi. Nessuna delle tradizioni ha prodotto i propri Teofori, capaci di comporre materiale teoforico originale. Il materiale teoforico scaturisce solo da anime teoforiche e le strutture istituzionali di entrambe le religioni impediscono attivamente l'emergere di tali anime. Pertanto, quando i fondatori di queste tradizioni ebbero bisogno di qualcosa che assomigliasse ad un corpo religioso, dovettero copiare.
Osservate attentamente qualsiasi dottrina cristiana e troverete un predecessore. Mitra, nato il 25 dicembre, mediatore tra gli uomini e il Dio supremo, con un pasto eucaristico a base di pane ed un toro sacrificale. Osiride, che muore, risorge e giudica le anime dei morti pesando i loro cuori contrapponendoli alla piuma di Ma'at. Horus, il dio bambino nato da Iside dopo il concepimento da parte di Osiride resuscitato. Dioniso, il dio che muore e risorge con il suo vino, che è il suo sangue ed i suoi riti iniziatici. Le aureole dietro le teste dei santi, riprese direttamente da Sol Invictus e da un'iconografia solare molto più antica. Il Logos che apre il vangelo di Giovanni è il Logos di Eraclito, degli Stoici e di Filone di Alessandria, inserito in una narrazione galileiana.
Lo stesso vale per l'Islam. Le narrazioni sono rielaborazioni di materiali di origine ebraica, cristiana ed araba. La filosofia che conferisce all'Islam le sue poche strutture teologiche realmente sofisticate è la filosofia ellenistica, preservata dai traduttori siriaci cristiani, assorbita e sviluppata da Avicenna e al-Farabi, che leggevano Aristotele e Plotino.
Questo schema è strutturale. Il rivestimento è Antico. Il nucleo è fazioso. Hanno copiato l'iconografia, i rituali, le festività, le strutture mitiche, i vocabolari filosofici e li hanno sovrapposti ad un corpo teologico più ristretto che era il loro. La veste è stata rubata dalle civiltà Teoforiche che hanno conquistato. L'essenza era qualcosa di completamente diverso.
L'ebraismo è un caso diverso che non tratterò in questo sermone, perché merita un'analisi a sé stante e non merita di essere confuso con gli altri.
VIII. Δεύς, Ζεύς, Dyeus Pater
Concludo con il fatto più profondo, quello che dovrebbe confortare ogni lettore.
La parola latina Deus, usata sia dai cristiani che dai romani per indicare Dio, deriva dalla radice proto-indoeuropea *Dyḗws Ph₂tḗr, il Padre del Cielo, il Luminoso. Da questa radice derivano Ζεύς in greco (vocativo Ζεῦ πάτερ, "O Zeus Padre"), Iuppiter in latino (da Dyeu-piter), द्यौष्पितृ Dyaus Pita in sanscrito vedico, Tyr (originariamente Tīwaz) in norreno e Deus in latino cristiano. I cristiani, adoperando la lingua latina, adottarono il nome del nostro Dio e lo applicarono alla loro reinterpretazione.
Il Dio a cui pregano con il nome di Deus è, etimologicamente, il Dio che abbiamo sempre conosciuto. Il Padre del Cielo Luminoso. L'originale Dyeus Pater. Zeus dai Molti Nomi. Giove dell'Olimpo. Dyaus del Cielo Vedico.
Il nostro Dio è e sarà sempre al centro. Il nostro Dio è sempre stato lo stesso Dio, a prescindere dai veli di fraintendimento che le tradizioni successive hanno ricoperto su di Lui.
Quando un cristiano prega "Padre nostro che sei nei cieli", in realtà sta pregando Dyeus Pater. L'invocazione è corretta. La comprensione è incompleta. Il nome che hanno usato per 2000 anni era il nome del nostro Dio prima che iniziasse la loro tradizione.
Ecco perché nessuna distruzione è mai riuscita a cancellarLo. I templi sono stati distrutti. Le statue sono state deturpate. I misteri sono stati chiusi. I nomi sono stati anatemizzati. Lui è rimasto. Lui rimane. È sempre stato il Padre del Cielo Splendente e sarà il Padre del Cielo Splendente anche dopo che ogni istituzione che ha cercato di sopprimerLo si sarà dissolta nella polvere da cui è venuta.
I veri Teofori sorgeranno. Stanno sorgendo. Con la verità, la qualità ed il paziente lavoro di restaurazione, riporteranno gli Dei al posto che spetta loro. Attraverso la coltivazione. Attraverso lo studio. Attraverso il rituale. Attraverso il lento e continuo lavoro di diventare ciò che erano gli Antichi sacerdozi e ciò che ogni generazione che produce veri Teofori è sempre stata.
Il Tempio di Zeus è quest'opera. Il Tempio esiste per coltivare coloro che già sanno. La discussione con le masse andrapodiche sull'esistenza o meno degli Dei appartiene ad altre persone in altri luoghi. Qui, il lavoro inizia dove finisce la discussione.
Salve Zeus. Salve Dyeus Pater. Salve Padre del Cielo Luminoso, che non se n'è mai andato, che non se ne potrà mai andare e il cui ritorno alla visibilità pubblica è ora questione del lento e paziente lavoro di coloro che si sono resi degni di portare il Suo fuoco.
Non c'è un "Loro". C'è solo l'anima di fronte a te, il lavoro che ha fatto ed il lavoro che farà.
Salve agli Dèi. Salve ai Teofori che ci hanno preceduto. Salve ai Teofori che verranno.
Fonti & Riferimenti
- Platone, Νόμοι (Leggi) Libro VIII, 836a–841e, su «παρὰ φύσιν» e le leggi che regolano la condotta sessuale
- Platone, Πολιτεία (Repubblica) Libro IV, sull’anima tripartita e il dominio della ragione sull’appetito
- Aristotele, Ἠθικὰ Νικομάχεια (Etica Nicomachea) Libri III.10–12, VII, su ἀκολασία, ἀκρασία e σωφροσύνη
- Aristotele, Πολιτικά (Politica) Libro I, sull'andrapodico e il kalos kagathos
- Corpus Ermetico, in particolare Poimandres e Il discorso sull'Ogdoade e l'Enneade
- Il Libro egizio dell'uscita alla luce del giorno, sulla pesatura del cuore confrontata con la piuma di Ma'at
- Rig Veda I.164 e X.129, sull'ordine cosmico ed il terreno non ancora nato
- Brihadaranyaka Upanishad I.4 e IV.4, sul Sé e i cicli del divenire
- Giamblico, De Mysteriis, sulla teurgia e la coltivazione del divino
- Plotino, Enneadi V.1, sull'Uno e la processione dell'essere
- Edward Gibbon, Declino e caduta dell'Impero romano, sulla soppressione della filosofia e la chiusura dell'Accademia
- Charles Freeman, La chiusura della mente occidentale, sulla guerra cristiana contro la cultura intellettuale ellenistica
- Watt, W. M., Filosofia e teologia islamica, su al-Ghazali e la fine della falsafa
- Calasso, R., Il matrimonio di Cadmo e Armonia e Ardor, sulla sopravvivenza della teologia indoeuropea
- Mallory & Adams, Introduzione all'indoeuropeo protistico di Oxford, su *Dyḗws Ph₂tḗr e i suoi derivati
Scritto al servizio di Zeus e per chiarire coloro che sono stanchi di discutere con persone che non hanno mai letto una sola riga di Platone.
Ἀρχιερεὺς Ζεύιος Μεταθρόνος
Sommo Sacerdote Zevios Metathronos
Anno MMXXVI